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Cenerentola alla Fenice

sabato 15 novembre 2025

Fra le diverse edizioni del grande balletto Cinderella di Prokofiev indimenticabile e’ indubbiamente quella firmata dal grande coreografo inglese Frederic Ashton che resta probabilmente la più celebre fra quelle attualmente in circolazione nei teatri internazionali. Ricordiamo anche quella scaligera di ambientazione hollywoodianafirmata da Rudolf Nureyev. Quella presentata invece alla Fenice durante il mese di settembre dai Ballets de Montecarlo sotto la direzione del direttore della compagnia Jean Christophe Maillot appariva invece completamente diversa non solo perché assai lontana dalla tradizione, ma anche perche’non metteva l’accento sulla comicità’ esasperata ad esempio delle due sorellastre o della lezione di danza, ma piuttosto sulla liricità e sul tema della amore della figlia per la madre defunta che ritorna nel finale a testimoniare l’indissolubilità dell’amore filiale. Il linguaggio coreografico di Maillot e’ indubbiamente neoclassico e si distingue per grande fluidità e morbidezza in ogni suo momento e le undici scene si susseguono con notevole continuità senza far cadere mai la tensione narrativa. Alessandra Tognoloni era al suo addio alle scene in un commovente festeggiamento finale.
.Simone Tribuna era un prestante Principe, mentre la fata di Marianne Barabas ben assolveva il suo compito. La compagnia nel suo insieme conferiva la freschezza di una coreografia che non dimostrava certo i suoi passati 25 anni. Anche le scenografie di Ernest Pignon e i costumi di Jerome Kaplan definivano un balletto moderno affatto anonimo. L’intensa direzione orchestrale di Igor Dronov ben coronava un’interpretazione della splendida partitura di Prokofiev. Gran successo con molteplici chiamate al proscenio.

Athalia al Giovanni da Udine

lunedì 27 ottobre 2025

Fra le tante composizioni del genio sassone George Frideric Handel, Athalia non è certo fra le più note al grande pubblico. Niente a che fare con il celebre Messia o con opere come Giulio Cesare Semele o Orlando o Tamerlano. Il celeberrimo compositore sassone per la verità abbastanza trascurato nei cartelloni lirici dei teatri italiani, vede così al teatro ne una consacrazione a tutti gli effetti. Non che Handel ne avesse bisogno ma dopo svariati anni di concertoni di orchestre ultraconsacrate come Santa Cecilia o London Symphony anche un dimenticato titolo quale Athalia ha trovato il suo opportuno collocamento. Il progetto Handel affidato ad Amsterdam Baroque Orchestra and Choir diretti dal celebre cembalista Ton Koopman ha così potuto essere restituito al raffinato pubblico udinese che non ha mancato di tributare un meritato successo. L’esecuzione della partitura e’ cosi risultata stilisticamente appropriata nella tenuta generale anche se abbastanza mancante di quel pathos tipicamente italiano che in un compositore di impronta tipicamente belcantista non può mai mancare. Ottima l’esecuzione del coro leggero e pregnante insieme in ogni momento. Dramatic Oratorio anche per le sei parti soliste chiamate da Handel a prove impegnative. In primis Athalia di Suzanne Jerosme. Jordan era Tim Mead controtenore dal timbro non bellissimo ma dall’esecuzione assai accurata. Abner era un valid Andreas Wolf dal colore caldo e profondo. Kieran White un convincente Mathan, mentre Ilse Eerens era una Josabeth piuttosto sfocata. Trionfo finale per tutti.

Chiusura del Festival di Lubiana 2025

mercoledì 24 settembre 2025

In cauda venenum si diceva una volta quando le massime in latino erano di uso corrente anche fra le persone non troppo colte. Il festival di Lubiana non fa eccezione a questa massima e anche quest’anno anno ha presentato una fine festival scoppiettante come un grande spettacolo di fuochi d’artificio. Noi ve ne parleremo nell’ordine di esecuzione. In primis Tosca in forma di concerto con uno fra i migliori cast che si possano oggi ottenere. Sondra Radvanovsky ospite ormai abituale del festival ha rappresentato non solo vocalmente ma anche scenicamente una Tosca palpitante e sicura in ogni suo aspetto. Freddie De Tommaso che sostituiva un indisposto Jonathan Tetelman e’stato per noi una vera rivelazione nella generosa vocalità e nel giovanile slancio che ne fanno un Cavaradossi di tutto rispetto. Bryn Terfel ha impersonato uno Scarpia imperioso e arrogante a dovere. La direzione affidata a Modestas Pitrenas era cosi’teatrale da non far rimpiangere allestimenti scenici di dubbio gusto,cioè a dire che alla luce di un’esecuzione cosi’ trascinante e insieme corretta come quella dell’orchestra sinfonica di Maribor la partitura pucciniana risultava piena di fascino,anche se non eseguita nella sua integrità. Maxim Vengerov e’per noi una vecchia conoscenza in quanto abbiamo potuto ascoltarlo già, dai tempi dei suoi debutti milanesi alla Scala e al Consetvatorio di Milano. L’artista russo gia’da molti anni una stella fra le più brillanti del firmamento internazionale,ha presentato il Concerto di Sibelius in cui ha potuto unire profondità tardo romantica a grande virtuosismo mai fine a se stesso. Kahi Solomnisvili direttore principale della validissima orchestra Slovena ha dipanato con grande raffinatezza la tessitura del toccante preludio di Lohengrin mentre ha potuto sfogare rutilanti effetti sonori nella Quinta Sinfonia di Prokofiev. Ma L’ attesissimo concerto di chiusura con i Wiener Philharmoniker ha superato ogni trionfale previsione, con un programma assolutamente classico teso a sfidare ogni moda passeggera, la massima orchestra viennese ha presentato la 38 esima sinfonia di Mozart in un’esecuzione di rara pulizia e precisione aurea come si confà al più grande Mozart. Nella seconda parte eccezionale e’ stata l’interpretazione della Patetica ciaikovskiana diretta con massima pregnanza e aderenza stilistica interpretativa in ogni sua minima parte da Franz Welser Most. Il lirismo ciaikovskiano come pure gli effetti più trascinanti nell’ultimo movimento non si possono dimenticare. Un direttore non troppo conosciuto o meglio non come meriterebbe in Italia ma che ha saputo aggiungere qualcosa di nuovo alle storiche interpretazione della più tragica delle sinfonie di Ciaikovski. Trionfo finale anche se sarebbe stato graditissimo un bis, ma si sa i Wiener non bissano quasi mai. Un concerto indimenticabile.

Puccini gala al festival di Lubiana con Netrebko e Eyvazof

lunedì 8 settembre 2025

Anna Netrebko e Yusif Eyvazof sono ormai di casa a Lubiana. Da diversi anni infatti il binomio costituisce un appuntamento irrinunciabile non solo per gli appassionati sloveni ma anche per un pubblico internazionale. Quest’anno il programma si presentava particolarmente appetibile in quanto dedicato esclusivamente a Puccini. Inoltre non si capisce bene il motivo della mancanza nei programmi dei festival italiani di serate di questo genere,contenenti tali programmi operistici. Il 26 agosto la coppia Anna Netrebko e Yusif Eyvazovsi è’presentata così al Cankarjev Dom accompagnata dall’Orchestra filarmonica Slovena diretta da Denis Vlasenko al Cankarjev Dom con un programma a dir poco notevole. Il coro dell’Opera di Maribor e altri solisti coronavano l’esecuzione. Il concerto si apriva con l’introduzione alla grande scena di Turandot eseguito con perfetto aplomb senza mai alcun suono sforzato dalla Netrebko, mentre poco dopo la impegnativa aria ” Non piangere Liu’ vedeva nell’interpretazione di Eyazov un valido Calaf imperativo e deciso. Anche Pumeza Matshikiza impersonava una toccante Liu’, nella famosa aria “Tu che di gel sei cinta’ . Anche nella grande seconda aria di Turandot il grande soprano Netrebko dipanava con facilità e morbidezza l’impegnativa tessitura. Il maestro Vlasenko presentava poi una sentita lettura del celebre Intermezzo da Manon Lescaut. Netrebko e Eyvazov presentavano poi eccellenti esecuzioni di Sola perduta abbandonata e Donna non vidi mai. La prima parte del concerto si chiudeva con il duetto del primo atto da Tosca. La seconda parte, indubbiamente più lirica vedeva nel concertato con Mimi Rodolfo Musetta e Marcello una delle parti più toccanti della Boheme.Dopo la rara aria di Edgar Netrebko eseguiva un esemplare Vissi d arte arte, mentre Recondita armonia di Eyvazov appariva estatica e trascinante. Il coro muto di Butterfly preparava poi la grande aria Vogliatemi bene eseguita con padronanza dal soprano russo. Non sono mancati i bis come O mio babbino caro e Nessun dorma in un tripudio di pubblico.

Pas de deux for toes and fingers a Lubiana

sabato 23 agosto 2025

Dietro questo insolito titolo il grande festival di Lubiana ha presentato una serata non solo valida sotto l’aspetto tecnico ed interpretativo ma anche piuttosto insolita per noi appassionati sia di musica seria come pure di danza classica. La coppia Vadim Repim Svetlan Zhakarova si è’ infatti cimentata in una intensa pur se breve serata nella quale si alternavano pezzi virtuosistici violinistici per lo più’ ispirati alla danza , con veri e propri passi a due o anche a tre grazie a validi ballerini come Artemij Beljakov Mikail Lobuhin e Denis Zaharov. Ensemble Dissonance una piccola orchestra d’archi accompagnava con giusta proprietà, l’esecuzione. Dopo una brillante apertura con le variazioni sul Carnevale di Venezia di Paganini, la coppia Zakharova Lobuhin ha dimostrato notevole trasporto romantico nella non eseguitissima Raymonda. In Caravaggio su coreografia di Bigonzetti abbiamo potuto ammirare invece un aspetto più’ contemporaneo e sensuale . E’ seguita poi l’ esecuzione della celebre aria di Lenski da Eugenio Onegin di Ciaikovski. Peccato non ci sia stata la presenza di un tenore come la partitura prevedeva. Nel seguente Tango di Piazzola Zakharova ha potuto esprimere il suo lato più latino insieme al notevole Beljakoov. Ancora più convincente e’stata l’esecuzione di Revelation su musica di John Williams su coreografia di Motok Hirayama. Ma e’stata con l’esecuzione della Morte del cigno di Saint Saens che la star ha dimostrato tutta la sua classe. Totale assenza di sbavature e di eccessi di dubbio gusto. interpretazione stilizzata e moderna come il faut. Il programma si è poi concluso con un divertissement su musiche di Bazzini e coreografie di Johann Kobborg interpretato da tutti i tre danzatori. Grande successo anche per Vadim Repim dall’archetto agile virtuoso oltre che giustamente romantico. Grande successo e trionfo per un programma breve ma intenso.

La Creazione di Haydn al Festval di Lubiana.

mercoledì 9 luglio 2025

Fra i capolavori settecenteschi la Creazione di Franz Joseph Haydn occupa un posto particolare. Di non frequentissima esecuzione in Italia presenta del geniale compositore tedesco alcune fra le caratteristiche più splendide fra cui non solo una varieta’tematica inesauribile ma anche un’orchestrazione ricchissima e molto moderna per i suoi tempi di composizione.Lo spettacolo affidato alle cure della celeberrima Fura dels Bauls pur non essendo nuovo ma risalente al 2017 quando fu presentato a Parigi puo’ vantare di essere fra i più grandi successi del festival di Lubiana degli ultimi anni. Per quanto ci riguarda dobbiamo operare un netto distinguo fra la parte scenica e la direzione di Josep Vincent che ha saputo condurre la grande orchestra Adda con padronanza e precisione in ogni momento non meno del poderoso coro Filarmonico sloveno vero interprete del grande oratorio. Il tenore Victor Sordo e il baritono Toni Marsol ben dipanavano le tessiture haydniane. Unica voce femminile Alba Fernandez Cano da cui ci saremmo aspettati maggiore coinvolgimento interpretativo. SUl piano scenico lo spettacolo di Carlos Pedrissa vuole essere particolarmente popolare ed andare incontro ai gusti del pubblico più’semplice introducendo ogni sorta di trovata. Dai palloncini pieni di elio a una minivasca dove annaspano Adamo ed Eva. Da un certo punto di vista possiamo anche capirlo ma il gusto estetico settecentesco non appare risaltare ne’ nelle scene come neppure nei costumi di Altziber Sanz. Le coreografie di Mirella Romero apparivano consone all’idea registica, che ripetiamo a nostro parere non sembrava andare nel senso di una cantata di impostazione si moderna ma ancora molto settecentesca e rigorosa come quella di Haydn. Ma si sa il pubblico ha sempre ragione e il successo è stato trionfale.

Les Dialogues des Carmelites alla Fenice

lunedì 23 giugno 2025

La maggior parte delle opere liriche raccontano di amori, di contrasti incentrati per lo piu’fra la passione del soprano per il tenore con il frapporsi del baritono. Francis Poulenc narra invece un fatto realmente avvenuto durante gli anni del Terrore cioè durante la rivoluzione francese nelle sue fasi più cruente in cui in nome della rivoluzione si tagliavano teste anche ai piu’innocenti. Les dialogues des Carmelites, ossia le Martiri
di Compiegne non era nel 1953 un argomento attuale politicamente anzi, possiamo pure apffermare che Il testo di George Bernanos non soddisfaceva i gusti politici delle correnti allora imperanti, non andava certo di moda in quell’epoca parlare di una storia di religiose mandate a morte con la ghigliottina per non avervoluto ripudiare la propria fede,ma il direttore di casa Ricordi Guido Valcarenghi si appassiono’all’argomento e decise di pubblicare l’opera. Emma Dante che aveva gia’ presentato il suo spettacolo all’Opera di Roma qualche anno fa porta in scena questa produzione alla Fenice con un certo successo. La musica e il libretto di Francis Poulenc alla Fenice appaiono con un cast completamente diverso e godono in particolare della adeguata direzione di Frederic
Chaslin, vero esperto di musica francese. Il direttore e’ apparso soprattutto intento ad assecondare le reali esigenze dei cantanti in uno stile molto simile al verismo italiano, anche se molto meno popolare. Sembrerà strano ma la prima edizione fu rappresentata alla Scala in lingua italiana mentre solo più tardi fu composta in francese.
Il capolavoro di Poulenc si rivela in tutta la sua complessità, più che nelle arie musicali in una continua ansia emotiva che fin dall’inizio dell’opera attrae lo spettatore in un vortice continuo che porta al cruentissimo finale. La vena religiosa della regista Emma Dante non appare fra le più azzeccate ma il senso teatrale drammatico risulta abbastanza presente. Le scene di Carmine Maringola e i costumi di Vanessa Sannino erano adeguate all’idea registica. IL cast di medio livello vedeva nella sola presenza di Anna Caterina Antonacci un punto di spicco non indifferente. Anche il cavaliere di Juan Francisco Gatell Si disimpegnava con professionalità. Ottima poi la prova del coro e dell’orchestra che soddisfano il pubblico accorso numeroso per un titolo non esattamente popolare.

Attila alla Fenice

venerdì 30 maggio 2025

Attila che un tempo veniva classificata come opera appartenente agli anni di galera e quindi ben lontana da essere paragonati ai capolavori verdiani e’ ormai divenuta piuttosto popolare. Ricordiamo molti anni fa una storica edizione all’ arena di Verona con Maria Chiara in splendida forma, come pure Alla Scala diretta da Muti con Cheryl Studer e Samuel Ramey protagonista. L’ edizione veneziana a firma di Leo Muscato non colpisce particolarmente per originalita’ creativa ma rispetta l’originale ambientazione dell’ epoca barbarica. Alla luce delle ultime scoperte storiche sembra infatti che la fondazione di Venezia non fosse dovuta alla fuga in seguito all’invasione barbarica. Muscato predispone una scena unica piuttosto naturalistica nelle belle scene di Federica Parolini, ma manca di modernità e di pregnanza del gesto sia delle masse come pure dei singoli. Significativa e’ invece la presenza dei fuochi tale da far temere un nuovo incendio del teatro. Ciò che convince e’ piuttosto la direzione orchestrale intensa e teatralmente verdiana. Un unico appunto : il rallentare nelle cabalette e nei da capo e’ apparso ripetitivo e scontato cosi da rompere la tensione drammatica.  Vero asso nella manica della produzione e’ stato invece il cast appropriato tecnicamente  che vedeva nella presenza di un veterano come Michele Pertusi apparire in splendida forma e gestire con la consueta eleganza un ruolo che affronta ormai da molti anni con padronanza e sicurezza. Anastasia Bartoli decisa e sicura anche se deve perfezionare il settore acuto e’ una Odabella imperiosa e tenera come il faut. Antonio Poli non e’ piu’ solo una speranza tenorile ma una realtà, e quindi Foresto di lusso. Vladimir Stoyanov un Ezio di tutto rispetto sia vocalmente che interpretativamente. Trionfo alla recita del 24 maggio.

Anna Bolena alla Fenice

sabato 5 aprile 2025

Torniamo all’antico e sarà il migliore dei progressi! Sembra questo voler essere il pensiero di Pier Luigi Pizzi che, sembra strano  ma vero,presenta la sua prima versione di Anna Bolena di Donizetti nel massimo teatro veneziano con grande successo. La partitura che fa parte della celebre trilogia insieme al Devereux e alla Stuarda e’ stata eseguita in versione integrale con tutti i tagli riaperti e con i da capo variati .Restituita così alla sua versione originale priva delle incrostazioni e dei tagli previsti dallla tradizione la partitura diretta da Renato Balsadonna ha potuto risplendere di una luce sospesa fra quella rossiniana ma piuttosto protesa all”incalzante nuovo romanticismo del Donizetti più maturo. Dicevamo del ritorno all’antico che caratterizza il metteur en scene ultra novantenne che cura ogni particolare di scene e costumi come  fosse un affresco cinquecentesco e non si preoccupa troppo di stupire con trovate o trasposizioni temporali di dubbio gusto. Qui poi persistono i colori scuri i grigi a significare l’infelicita’ di tutti i personaggi che giacciono nello sconforto a causa delle traversie amorose e di un destino ingrato. Certamente Pizzi ha potuto anche contare su un cast non solo adeguatamente preparato ma anche partecipe,anche perché non costretto dalle solite divagazioni imperanti in certe regie stravaganti.Balsadonna al di là di un’ouverture dallo stile pompier assecondava con appropriatezza le esigenze dei solisti chiamati ad impegnative variazioni. In primis Lidia Fridman una Bolena finalmente dal timbro scuro a volte mascolino  e dalle agilità sgranate senza problemi. Certo non ci si puo’ aspettare da lei le morbidezze e la varieta’ del fraseggio di una Devia o di una Gruberova, tacciate a loro volta di non essere abbastanza drammatiche per il ruolo della Bolena. Al suo fianco Enea Scala Percy di notevole impatto non solo vocale ma anche interpretativo. In splendida forma Carmela Remigio come Seymour ha sfoderato una fatale sue migliori prove degli ultimi anni. Alex Esposito e’stato un Enrico VIII protervo e arrogante . Manuela Custer ha impersonato a sua volta uno Smeton tutt’altro che secondario. Trionfo finale alla recita del 4 aprile.

 

 

 

 

 

 

 

 

il Ratto dal Serraglio al Verdi di Trieste

domenica 26 gennaio 2025

Se il Ratto dal serraglio non e’ certo fra le più famose partiture mozartiane ,ciò non significa che non sia un vero e proprio capolavoro. Indubbiamente il fatto che il genere singspiel non sia fra i più popolari anche in quanto non identificabile nel serio o nel comico,fa si che lo spettatore medio non sia così appassionato a questo titolo. Assente dal Verdi di Trieste da una ventina d’ anni, vi ritorna con uno spettacolo a firma di Ivan Stefanutti,non minimalista ma neppure troppo sfarzoso .Ci e’sembrata positiva l’idea di sostituire la lingua tedesca con quella italiana nei recitativi anche se l’ incisivita’della lingua tedesca latitava. Certo spesso la pronuncia tedesca non era perfettissima ma e’ una cosa che succede spesso. L’ allestimento appariva piuttosto tradizionale ma non privo di fascino in particolare nell’ analisi di scene e costumi. La regia non presentava particolare originalità ma non disturbava neppure l’occhio pur nella sua semplicità’. L’impronta direttoriale di Beatrice Venezi  non sembrando particolarmente mozartiana  non mancava di professionalita’ anche nella conduzione del coro , sempre di buon livello. Il cast discreto nel suo insieme,vedeva nel tenore Ruzil Gatin un ottimo Belmonte mentre la Konstanze di Anna Aglatova ,  pur in possesso di  un bel timbro appariva un po’in difficoltà nella famosa aria Marten Allen Arten.Osmim di Andrea Silvestrelli e’ risultato credibile scenicamente ma un po’ opaco vocalmente, al contrario la Blonde di Maria Sardaryan brillante e spiritosa . Anche il Pedrillo di Marcello Nardis si distingueva per una certa spontaneita’.Pubblico inizialmente un po’cauto negli applausi ma caloroso nel finale con diverse chiamate  e ovazioni.