Archivio di maggio 2022

Rigoletto al Verdi di Trieste

venerdì 13 maggio 2022

Passato da molto il tempo in cui il Verdi di Trieste si distingueva per l’originalità dei suoi titoli. Si rappresenta così ancora Rigoletto, il capolavoro verdiano che non ci stanchiamo mai di ascoltare. Eric Chevalier presenta una realizzazione scenica abbastanza tradizionale con costumi che sembrano proprio voler caratterizzare in tutto e per tutto quello che ogni appassionato ha in mente di quest’opera . Un grande muro semovente posto in centro scena per cercare di caratterizzare l’insieme dell’infelice storia del povero gobbo alla corte del Duca di Mantova, come nel grande dramma di Victor Hugo. Eric Chevalier da parte sua non sembrava voler dare letture psicologiche particolari neppure nella gestualità, lasciando ai singoli cantanti una certa libertà. Il regista si immagina infatti che lo spettatore si avvicini per la prima volta all’opera e vuole così restare aderente al testo come sarebbe sempre giusto. Sul podio c’era la giovane Valentina Peleggi che è un talento non indifferente e fa ben risultare il capolavoro verdiano senza esagerare nelle sonorità ma restando però nell’ambito della tradizione, senza quindi riaprire i tagli come ormai oggi appare indispensabile fare e affrontare così l’edizione critica. Detto ciò bisogna riconoscere uno slancio direttoriale che non impediva ai cantanti di esprimersi con libertà, pur essendo sempre ben sostenuti dalla bacchetta.L’orchestra ampliata al di fuori della fossa e posizionata in parte della platea risponde con sicurezza e precisione alla direttrice. Il cast era all’altezza della situazione con uno splendido Duca di Mantova interpretato da Antonio Poli, che ha timbro sprezzante e fascinoso, arroganza comme il faut e facilità comunicativa. Rigoletto di David Cecconi è raffinato e interiorizzato ma sempre su una linea elegante e corretta. Gilda di Ruth Iniesta è passionale e sentita anche se non in possesso di un timbro argenteo . Fra le parti di contorno solo il Monterone di Rocco Cavalluzzi appariva carente mentre tutte le altre parti più che soddisfacenti. Grande successo alla prima con applausi anche durante la recita.

Faust alla Fenice

martedì 10 maggio 2022

Quale mito più attuale dell’eterna giovinezza? Se i valori che hanno governato la nostra società per secoli quali onestà amore per la patria e via dicendo sono crollati da un pezzo, quello della ricerca dell’eterna giovinezza è invece imperante più che mai anche a rischio del ridicolo cui si sottopongono ormai troppi appartenenti a ogni sesso . Il capolavoro di Gounod basato naturalmente sul poema di Goethe non è però fra i titoli più rappresentati in questi ultimi anni . Sarà forse per la complessità della realizzazione scenica ma anche per la difficoltà a reperire un cast adeguato e soprattutto un direttore adatto al titolo. Dopo la felice realizzazione in periodo di pandemia, Joan Anton Rechi ha potuto presentare la sua versione scenica del dramma di Gounod senza troppe restrizioni se non ci fossero state le mascherine ancora obbligatorie per le masse corali. L’ambientazione nel mondo del cinema con qualche riferimento a titoli felliniani quali Giulietta degli Spiriti non è apparsa fra le più originali. Inoltre l’unica scena girevole presente dall’inizio alla fine non sembrava certo raccontare molto della densa trama delle avventure del vecchio medico ringiovanito con l’aiuto del diavolo. Mancava però quel senso del diabolico con trovate originali. Anche il rapporto incestuoso fra Valentin e sua sorella non convinceva più di tanto. Numerose altre citazioni che non stiamo ad elencare fra cui la rappresentazione en travesti di Mephistophélès. Imperdonabile il completo taglio del grande baccanale con le insostituibili danze che in un’opera francese come Faust fanno parte integrante della drammaturgia. La direzione di Frédéric Chaslin soddisfaceva più sul lato tragico espressivo che su quello coloristico ma dava una buona tenuta d’insieme. Ivan Ayon Rivas ha una vocalità ideale per Faust con grande facilità negli acuti squillanti. Alex Esposito è un vero istrione scenico con una presenza mefistofelica assai sicura e incisiva. Carmela Remigio appariva talvolta sfocata vocalmente ma sempre impegnata interpretativamente. Armando Noguera un Valentin più che efficace. Grande successo alla prima in una sala esaurita.

 

Don Pasquale al Verdi di Trieste

sabato 7 maggio 2022

Fra le più popolari opere comiche del repertorio italiano Don Pasquale non è mai uscita dal repertorio per diversi motivi.Intrinseca la  comicità della sua drammaturgia, che pur ricalcando gli antichi stilemi della commedia dell’arte quali ad esempio il vecchio buffo che non si rassegna alla vecchiaia o il giovane ereditiero spiantato che non vuole sottostare al matrimonio combinato dallo zio o il medico trafficone che sta all’origine di tutto l’intrigo . Tale matasssa è stata nel tempo però ripetutamente inficiata da certe incrostazioni dovute al periodo verista o più semplicemente ai vezzi di certi interpreti di dubbio gusto . Nonostante tutto ciò le scritture belcantistiche dei quattro solisti non permettono di uscire dalle rigide regole del belcanto, che trovano qui ideale applicazione.                        L ‘allestimento triestino del capolavoro donizettiano proveniente dal Comunale di Bologna a firma di Gianni Marras appariva agile e moderno pur nella semplicità di tante scene dipinte e nei costumi di Davide Amadei. Numerose le citazioni ai primi anni del dopoguerra, sia nei film tipo Vacanze romane o al mondo dell’aeronautica, dove il nipote Ernesto invece che apprestarsi alla partenza con la solita valigia ha un casco aeronautico con cui intraprendere un volo spaziale. Un gusto comunque sempre abbastanza sorvegliato e non esagerato. La direzione musicale di Roberto Gianola appariva rispettosa delle esigenze dei cantanti e della partitura, eccedendo talvolta nelle sonorità . Qualche sfumatura e qualche dinamica più variegata sarebbe stata gradita anche nelle parti sinfoniche talvolta monocordi. Il cast era di buon livello . Pablo Ruiz era un Don Pasquale non eccezionale apparendo un pò carente nella personalità, anche se vocalmente non attaccabile. Vincenzo Nizzardo era invece un Malatesta brillante, arguto e azzeccato nella vocalità . Nina Muho una Norina spavalda e sicura comme il faut,anche se non in possesso di un bellissimo timbro. Vero asso nella manica si è dimostrato ancora una volta Antonino Siragusa che come Ernesto, ha dato una vera lezione di tecnica e di canto. Sempre sicuro nel settore acuto e di passaggio riusciva anche a smorzare senza alcuno sforzo la temibile tessitura di Ernesto. Anche il coro diretto da Paolo Longo pur compresso nelle mascherine d’ordinanza ,ha saputo difendersi con professionalità. Ottimo successo alla replica del 7 aprile.