Ottone in villa al Malibran a Venezia
martedì 7 aprile 2026Sono passati molti anni dalla riscoperta di Antonio Vivaldi e dei suoi capolavori . Non si possono dimenticare infatti Claudio Scimone con i suoi Solisti Veneti ma ancora prima i Virtuosi di Roma autentici scopritori di un genio dimenticato soprattutto perché scomodo a causa della sua condotta di vita L’ imperante verismo e poi il predominio di autori legati alla politica post bellum fecero poi il resto allontanando il grande veneziano dalle scene liriche Diego Fasolis che e’ oggi fra i massimi autori della Vivaldi renaissance aveva già presentato Ottone in Villa, prima opera di Vivaldi nell’ ormai lontana stagione 2019 con questa produzione ma si è’ giustamente ritenuto opportuno ripresentarla in questa stagione con maggior agio. Il regista Giovanni Di Cicco ha affrontato il compito con rispettosa aderenza al libretto di Domenico Lalli, senza voler cogliere gli spunti ose’ che altri registi avrebbero sfruttato a piene mani con effetti pero rischiosi che avrebbero intaccato il risultato musicale. Anche se non mancano infatti gli spunti comici trattasi di un’opera fondamentalmente seria non particolarmente sofisticata . Indubbiamente Diego Fasolis ha lavorato ottimamente con orchestra e cantanti trovando soprattutto da alcuni solisti del Teatro alla Fenice quel mood belcantista che in Vivaldi e’ fondamentale. L’ intesa fra palcoscenico e orchestra era notevole in ogni momento dello spettacolo in particolare con l’azione scenica dei mimi. Diverso il discorso per le voci che vedevano nella protagonista Margherita Maria Sala un ottimo mezzosoprano nella parte di Ottone . Carlotta Colombo era una valida Cleonilla come pure Lucia Cirillo nella parte di Caio e Michela Antonacci come Tullia. Il fatto e’ che pur appropriate stilisticamente non possedevano originalità timbrica tale da differenziarle vocalmente. Il tenore Ruairi Bowen era invece un credibile Decio sia scenicamente che vocalmente. Grande successo all’ ultima replica alla quale abbiamo assistito.