Archivio di febbraio 2026

Simone Boccanegra alla Fenice

sabato 14 febbraio 2026

Che il Teatro alla Fenice sia un teatro dalla programmazione raffinata non è una novità, ma che abbia la forza e il xcoraggio di presentare dopo un titolo non popolare come La clemenza di Tito, uno ancora poco popolare come Simone Boccanegra e’ un merito che va riconosciuto al sovrintendente e direttore artistico uscente Fortunato Ortombina. Simone e’opera della maturita’ di Verdi, caratterizzata da tinte fosche e scure,dalla drammaturgia profonda e interiorizzata che puo’ essere letta sia nella sua dimensione intimistica come pure in quella sociale. Opera particolarmente amata dai registi e dai direttori d’orchestra, vede quindi negli ultimi decenni innumerevoli allestimenti interessanti e di buon livello. Quello di Luca Micheletti non e’da meno. Imponente scuro a tratti atemporale, ma sempre in tono con la presenza di un mare tetro e onnipresente, si basa su scene di Leila Fteita e ricchi costumi di Anna Biagiotti. Le luci sofisticate di Giuseppe Di Iorio restituiscono una Genova densa comme il faut. Ma e’nella autorevole direzione di Renato Palumbo che si regge il fascino di questo allestimento attento sia alle esigenze del canto come a quelle di una drammaturgia complessa e profonda. Ma si sa che per Verdi le voci sono fondamentali : Luca Salsi protagonista vive Simone con immedesimazione, mentre gli altri due bassi Alex Esposito come Fiesco e Simone Alberghini come Paolo Albiani non gli sono certo da meno. Francesco Meli tende a cantare sempre un po’ forte ma si impegna in un ruolo adatto a lui in quanto piuttosto centrale e non troppo acuto. Francesca Dotto e’ il vero punto debole della produzione manca di morbidezze e spara acuti assai sgradevoli, perle nere a profusione. Ottima prova del coro diretto da Alfonso Caiani e dell’orchestra della Fenice che ricordiamo ha seguito la versione del 1881. Trionfo alla seconda recita da noi presenziata.

Aufstieg und fall der stadt Mahagonny

giovedì 5 febbraio 2026

Il solo titolo di quest’opera di Kurt Weill su testo di Bertold Brecht appare come quanto di più’ ostico ci possa essere per lo spettatore comune. In realtà, Trieste fra le più sofisticate le citta’ italiane in quanto a gusti teatrali, un tempo culla del più famoso festival d’operetta,non ha mai avuto paura di affrontare le sfide. Se infatti a prima vista questo titolo potrebbe sembrare più adatto a un teatro come il Rossetti, il successo alla prima del 30 gennaio e’stato decisamente notevole. Sarà stato dovuto anche alla brillante regia di Henning Brockhaus che in coproduzione con i teatri di Parma e Reggio Emilia ha voluto attenersi a un certo gusto tradizionale senza voler troppo trasgredire o uscire dagli schemi restando nell’
ambito di un certo buon gusto. Anche se qualcuno si scandalizzerà, vorremmo far rientrare quest’ opera nel novero dei moderni musical in quanto cantata e danzata. Il genere tragicomico e la mancanza di leit motiv conduttori fa si’che non sia diventata popolare come ad esempio la più celebre Opera da tre soldi. Non per questo che non risulti oggi meno contemporanea. Portata in scena a Lipsia nel marzo del 1930 e’ un vero atto d’accusa della società moderna e in particolare del capitalismo e della funzione basica del denaro visto come origine di ogni male. La musica di Kurt Weill e’impegnativa,non accondiscendente non melodica, ma respingente quasi sempre ma anche molto teatrale. La direzione orchestrale di Beatrice Venezi e’risultata sempre appropriata e calzante nel difficile compito di mettere insieme cantanti ballerini e attori dispiegati non solo sul palcoscenico ma sparsi un po’in tutto il teatro . L’efficace regia di Brockhaus era ben corroborata dalle scene di Margherita Palli e dai costumi di Giancarlo Colosi. Esemplare Cristiano Olivieri nella parte protagonistica di Jim , mentre Alisa Kolosova e Maria Belen Rivarola ben si dividevano le due parti femminili. Le coreografie di Valentina Escobar coronavano uno spettacolo curato in ogni particolare,realizzato in lingua originale con sopratitoli in inglese e in italiano con trionfo di pubblico alla prima e in scena fino all’8 febbraio.