La clemenza di Tito inaugura La Fenice.
venerdì 16 gennaio 2026Chissa’ mai perché molti pensano che un teatro si debba inaugurare con un’opera popolare. Mozart pur essendo fra i più’ grandi geni non solo della musica ma in assoluto,fino a qualche decennio fa non era affatto popolare nel nostro paese, se si escludono pochissimi titoli. Fra questi non vi è di certo La clemenza di Tito che per quanto riguarda sia il testo che la musica, e’opera che guarda un po’indietro rispetto ad esempio al Don Giovanni. Il regista Paul Curran non ha voluto stravolgere l’ambientazione originale più di tanto, anche se ha collocato l’azione all’interno di un moderno museo dove alla fine del primo atto avviene un attentato. Pur non togliendo una certa staticita’all’insieme, Curran ha curato comunque nei dettagli la recitazione dei singoli protagonisti. La direzione di Ivor Bolton specialista di questo genere di repertorio, pur nella serietà dell’impostazione ha voluto modernizzare certe tradizionali letture , probabilmente per aderire alla visione registica. Cecilia Molinari ha presentato un Sesto che non esitiamo a definire esemplare sia nel fraseggio come pur nello stile belcantistico più’puro. Non lo stesso merito interpretativo dobbiamo attribuire al tenore Daniel Behle che pur in possesso di tecnica e voce all’ altezza del difficile ruolo di Tito, rimane estraneo a uno scavo psicologico del personaggio forse anche a causa di un’emissione “alla tedesca”, piuttosto che belcantistica. Anastasia Bartoli ripetutamente ammirata in Rossini,pur affrontando con sicurezza la temibile parte di Vitellia,manca talvolta di morbidezze e smorzati che in Mozart sono assai graditi. Il controtenore Nicolò Balducci ha offerto una prova un po’discontinua con intonazione non sempre precisa ma interpretazione belcantistica. 0ttima prova del coro e dell’orchestra della Fenice. Gran successo alla prima pomeridiana. Stendiamo un pietoso velo sul lancio dei volantini contestanti Beatrice Venezi: e’ora che le posizioni politiche escano una volta per tutte dai templi della lirica. Restituiamo alla musica e al teatro l’imparzialità alla quale hanno diritto.