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Spartacus al Massimo Bellini di Catania

domenica 6 gennaio 2008

Spartacus incanta il Massimo Bellini di Catania

Fra i miti dell’antica Roma Spartacus è indubbiamente uno fra i più inossidabili e il suo nome è conosciuto universalmente anche da chi sa ben poco di storia antica: il film di Stanley Kubrick del 1960 ha contribuito notevolmente alla celebrità dello schiavo romano ribellatosi al potere e alla prepotenza dei proconsoli romani. Solo ultimamente sono state affrontate le problematiche relative alla vera identità sessuale di Spartacus ,( così diffuse nel mondo antico prima dell’avvento del cristianesimo), avendo recuperato diverse scene tagliate piuttosto esplicite ritraenti i rapporti fra Spartacus alias Laurence Olivier e Crasso alias Kirk Douglas. Naturalmente anche nel balletto di Grigorovic sulle celebri musiche di Aram Khaciaturjan tali risvolti non sono neanche minimamente presi in considerazione, vista l’omofobia vigente nella Russia stalinista e sovietica fino alla caduta del comunismo. Non volendo soffermarci ulteriormente su un argomento che ci porterebbe molto lontano, preferiamo dedicarci all’intrigante titolo andato in scena al Massimo Bellini di Catania con  successo. Il grande balletto in quattro atti e nove scene  non era mai stato rappresentato a Catania. Debuttò al Kirov di Leningrado nel lontano 1956, passando poi al Bolscioi nel 1968 dove proprio con Grigorovic, vedeva la celebrità che gli ha permesso poi di essere conosciuto in tutto il mondo proprio con le tournée del Bolscioi .E’assolutamente diverso da tutti gli altri balletti di repertorio che siamo abituati a conoscere per diversi motivi. In primis per l’assenza del tradizionale atto bianco, archetipo del balletto romantico e ottocentesco per eccellenza, è piuttosto un balletto tipicamente maschile. Spartacus è creazione dove gli ideali di forza e di atleticità vengono esaltati a discapito della grazia e leggerezza immancabili nei balletti di repertorio classico. Musicalmente travolgente è poi la partitura perfettamente tonale a dispetto della quasi totalità delle composizioni di quegli anni. Valse a Kaciaturian la lunga emarginazione da parte della critica  che osannava invece l’atonalità imperante nella metà del novecento. Fortunatamente le mode passano e la pregnante teatralità e danzabilità del balletto sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti gli appassionati. L’elegante direzione di Andrey Lebedev alla testa dell’orchestra del Massimo, vedeva brillare le linee melodiche e armoniche senza cedere all’effettismo sempre in agguato in una partitura ricca anche di aspetti spettacolari. Il Corpo di Ballo di Krasnodar si faceva valere sia nelle linee degli adagi come pure negli scatti degli allegri mantenendo con vigore l’unità complessiva di esecuzione.Denis Vladimirov era il protagonista, valido ma non così energico come ci si sarebbe  aspettati per tale ruolo, mentre il Crasso di Sergei Barannikov riusciva a comunicare con più credibilità l’antipatia insita nel proconsole romano. La Frigia di Anna Zhukova non era perfettamente valorizzata  in quanto le variazioni a lei dedicate erano poche. La seducente e perfida Egina di Alexandra Sivtsova era la vera protagonista femminile del balletto e artefice del triste finale che vedeva l’inevitabile perire dell’eroe buono in seguito a un deprecabile inganno.

Ballets Trockadero

martedì 18 dicembre 2007

Quasi sempre dietro la parodia vi è una punta di disprezzo o di scarsa considerazione. Non è certo il caso dei Ballets Trockadero, andati in scena al teatro degli Arcimboldi di Milano con grande successo negli ultimi tempi. Numerose sono da sempre le parodie della danza classica, un genere che può apparire oggi lontano dai gusti dei più a causa dell’esaltazione della bellezza, della grazia e della raffinatezza che essa contempla.I Ballets Trockadero, costituiti totalmente da uomini che danzano con apparente grande facilità sulle punte, applicano invece una sofisticata e rara evidenziazione di alcuni luoghi comuni della danza.
Ad esempio la voglia di primeggiare, il gusto esagerato per il virtuosismo, la mancanza di autocritica, oppure l’assenza totale di buon gusto. Ciò che prevale comunque è la totale adesione alla tradizione coreografica che viene rispettata nei minimi particolari. Si vuole dimostrare che il ruolo dominante della primadonna può essere perfettamente impersonato anche da un uomo. A conferma di ciò è stato infatti eseguito il celeberrimo assolo della” Morte del cigno” di Saint-Saens. Anche per merito della femminea figura del ballerino che la eseguiva non aveva nulla di comico, ma poteva essere paragonata a una delle più celebri interpretazioni autenticamente femminili.
Ma la satira del mondo del balletto classico iniziava fin dalla lettura di un breve comunicato. Il programma annunciato veniva praticamente stravolto con sostituzioni di pezzi e di danzatrici, cosa che gli appassionati di danza conoscono bene come inconveniente che troppo spesso capita da sempre un po’ dappertutto. Apriva la serata lo splendido secondo atto del lago dei cigni forse il più celebre dei pezzi eseguiti dai Trocks. Go for Barocco su musica di Bach metteva l’accento sulla lunare astrazione di certe coreografie Balanchiniane e neo balanchiniane così imperversanti, così amate ma spesso prive di quella comunicativa che una gran parte del pubblico gradisce.
Il grande passo a due finale del Don Chisciotte costituiva poi un eccellente anticipazione del divertissement Paquita.