Romeo et Juliette al Verdi di Trieste

La versione francese del celebre dramma shakespeariano non gode da sempre di grande popolarità in Italia. Potrebbe essere anche dovuto al fatto che I Capuleti di Montecchi di Bellini, anch’essi non celebri come si vorrebbe sono un vero capolavoro al quale non si vuole fare ombra . A noi piace invece pensare che sia la difficoltà a reperire un direttore specializzato nel repertorio tardo romantico francese che sia in grado di trasmettere non solo la sensualita’ ma anche tutta quella tavolozza di nuances che costituiscono parte integrante dell’opera di Charles Gounod. Il regista Paolo Valerio ha voluto ambientare la storia amorosa dei due infelici amanti in una Trieste mitteleuropea approfittando indubbiamente dell’amore sviscerato dei triestini per la bellissima capitale giuliana. Ha poi anche riutilizzato il gioco di specchi adoperato molti anni fa da Josef Svoboda in una celebre Traviata andata in scena a Macerata. Personalmente possiamo aggiungere che da un regista di prosa ci saremmo aspettati anche una maggiore cura nella gestualità dei protagonisti e del coro. Possiamo lodare i movimenti coreografici di Daniela Schiavone che non infastidivano la vista come spesso avviene. Sul piano musicale Leonardo Sini alla testa dell’ orchestra e del coro si e’orientato verso una lettura piuttosto tendente al verismo senza sfoderare troppo palette chiaroscurali. Vera rivelazione e’ stato  il tenore Gaetano Salas che in possesso di una sicura vocalita’,ha presentato un Romeo di notevole presa interpretativa. Nina Minasyan e’ stata una Juliette agguerrita tecnicamente  agguerrita  ma interpretativamente poco scavata. Le varie parti non principali erano presentate più o meno discretamente. Fra essi ricordiamo lo Stephano di Nina van Essen.  Notevoli i costumi di Stefano Nicolao. Trionfo finale per tutta la compagnia alla prima.