Rinaldo alla Fenice

Come previsto da qualche mese Rinaldo di Handel nello storico allestimento di Pier Luigi Pizzi ha riportato la Fenice alla sua tradizionale forma di rappresentazione scenica con la platea occupata dagli spettatori e non più dallo spettacolo.In altre parole abbiamo finalmente riavuto il teatro come prima delle norme anticovid, se non fosse per il distanziamento fra uno spettatore e l’altro. In verità lo storico allestimento dell’ultraottuagenario Pizzi, non dimostra tutti gli anni che ha soprattutto per quanto riguarda lo splendore dei costumi e della bella idea di far muovere velocemente ed arditamente, le grandi figure cavalleresche durante tutto il corso dell’opera. Quasi ad accentuare lo spirito nobile aristocratico e cavalleresco del capolavoro handeliano. Lo spettacolo di Pizzi inotre con il suo continuo movimento coglie perfettamente la vivacità e la continua inventiva melodica e timbrica della partitura  nel succedersi di invenzioni e variazioni. Inevitabile il confronto con l’ultimo spettacolo pesarese di Pizzi dove difettavano inventiva e idee. Francesco Maria Sardelli dirigeva con professionalità l’orchestra della Fenice anche se non abbiamo rilevato quella leggerezza e quella agilità che avremmo voluto ascoltare. Una lettura compatta nel suo insieme ma non sempre elastica e brillante. Il cast era capitanato da Teresa Iervolino, che pur in possesso di tecnica adeguata, bel timbro bronzeo, risultava talvolta leggermente oscurata e non sempre aggressiva e tonitruante come la parte richiederebbe. Francesca Aspromonte è stata una sensibile e discreta Almirena, mentre l’Armida di Maria Laura Iacobellis non è apparsa sufficientemente aggressiva e incisiva . Il versante maschile, in genere punto debole delle opere barocche, é sembrato invece onorevole nella prestazione di Tommaso Barea sia come Argante che Mago Cristiano. Nell’insieme comunque un cast non così brillante come il capolavoro barocco vorrebbe. Un buon successo alla replica del 4 settembre.