Lohengrin alla Fenice

Opera romantica in tre atti dice la locandina del capolavooro wagneriane andato in scena alla Fenice con grande successo lo scorso aprile nella nuova messinscena firmata da Damiano Michieletto. Già,rappresentata con grande successo al Teatro dell’ Opera di Roma lo scorso novembre in occasione.   dell’ inaugurazione.. In un teatro gremito ( come quasi sempre del resto) Michieletto ha potuto sbizzarrirsi in un opera assolutamente moderna dove uscire dall’ambientazione originale non e’ più una particolarità ma la norma. Dobbiamo dire che la semplicità della trama che vede la lotta del bene contro il male e l,astrazione di un amore puro , quello fra Elsa e Lohengrin e la sostanziale trama fiabesca poco legata ad una ambientazione storica hanno visto nella regia di Michieletto una valida interpretazione. In tutti i casi i pochi elementi scenici presenti vogliono essere fortemente astratti come ormai si usa un po’ dappertutto e non disturbano piu’ di tanto il fluire musicale se non fosse per la scena finale dove delle tende plasticate grigie mosse dal vento dovrebbero significare il giudizio divino. Un po’ un effetto Ikea …ma capiamo che e’ difficile accomtentare tutti.  Sul piano musicale  Markus Stenz ci presenta un Lohengrin assolutamente contemporaneo con un’ orchestra nutritissima. Il Coro Maschile Ungherese ha dato di se’ un esempio ragguardevole.  Brian Jadge e’ un protagonista stentoreo imponente non sempre a fuoco nell’ intonazione ma ci affida un personaggio comunque interessante. Dorotea Herbert e’ una Elsa fragile ed insieme delicata ottima contrappozione alla Ortrud  di Chiara Mogini vero esempio di cattiveria pura resa con pertinenza. AntonyRobin Schneider un ottimo Heinrich come pure Claudio Otelli un ottimo Tellramund. Trionfo alla prima recita domenicale.