Butterfly al Verdi di Trieste

Una vera e propria rinascita questa Butterfly al Verdi di Trieste che recupera un allestimento non nuovo firmato da Alberto Triola per il teatro triestino ma ancora attuale nella sua essenzialità e semplicità. Non andremo a cercare nel capolavoro pucciniano particolari riletture più o meno azzardate ma accetteremo la coordinazione di alcune idee presentate con coerenza e onestà. Realizzazione spogliata qui degli orpelli tradizionali giapponesi e alleggerita dalla banalità dei soliti luoghi comuni alla giapponese tipo fiori di loto e altri. La scena così sfrondata ben disposta a far concentrare l’attenzione sulla parte musicale dello spettacolo che ha superato le aspettative.In primis la direzione del maestro Franceso Ivan Ciampa che risulta come una vera e propria rivelazione per sensibilità autenticamente pucciniana e attinenza stilistica. Difficile poter ascoltare oggi un direttore cosi attento alle esigenze del canto e senza quella prosopopea verista che spesso appesantisce le esecuzioni.  Orchestra in forma smagliante dunque . Evgenia Muraveva pur non in possesso di un timbro fascinoso dava di Cio cio San una credibile e studiata personificazione. Altra piacevole sorpresa è venuta dalla tenorilità di Francesco Castoro che ha presentato un Pinkerton scevro dalle pesantezze della tradizione ma non per questo meno interessante e fascinoso. Anche lo Sharpless di Elia Fabbian soddisfaceva pienamente. Come diceva poi un famoso sovrintendente scaligero nel vantare il suo teatro ,le parti secondarie fanno la qualità di una produzione e in questo caso erano più che buone a partire dalla Suzuki di Na’aam Goldman.  Ottima anche la prova del coro. Grande successo alla replica del 5 ottobre.