Settantaquattresimo festival di Lubiana.
Dopo una sfortunata inaugurazione con una Turandot funestata da ripetuti temporali in cui la produzione del Teatro dell’ Opera di Maribor non ha potuto vedere nemmeno la comparsa della protagonista Rebels Lokar ma solo quella dell’ amato tenore Yusif Ejvazof , apparso peraltro in gran forma, la Cankarrjev Dom ha ospitato Samson et Dalila. Il capolavoro di Camile Saint Saens diretto dal maestro Charles Dutoit indubbiamente uno dei più prestigiosi in circolazione ha potuto cosi’ godere della splendida esecuzione della Filarmonica Slovena e del coro slovenointegrato dal Coro NFM apparsi entrambi in gran spolvero. La direzione appariva quasi sempre sfolgorante in tutte le sdue prerogative, solo in qualche momento sembrava coprire le voci solistiche. Marie Nicole Lemieux ci consegnava una Dalila vocalmente corretta ma priva talvolta della parola e delle nuances che il personaggio richiederebbe. Nikolaj Schukoff da parte sua ci dava un Samson imperativo ma anche fragile comme il faut in una vocalita’ sempre controllata. Jean Francois Lapointe era un valido Dagon mentre Jean Teitgen un solido Abimelech. Trionfo al termine per tutto il cast. La messinscena di Bepi Morassi del capolavoro rossiniano Barbiere di Siviglia metteva poi in risalto la validità di una regia tradizionale ma di buon gusto. In esso sotto l’accurata direzione di Renato Palumbo brillava la Rosina di Jose’ Maria Lo Monaco brillante e vivace. Un po’ eccessivo invece il Figaro di Vincenzo Taormina mentre al discreto Dave Monaco come Almaviva imputiamo la mancanza di esecuzione del grande rondo’ finale “Cessa di più’ resistere”.Grande successo anche per questa rappresentazione.E’ stata poi la volta del balletto Romeo e Giulietta di Sergei Prokofiev nella produzione dell’ Adda Sinfonica di Alicante e l’Interpretazione coreografica di Otradanza Dance Companycon con la coreografia di Asun Noales. In questa produzione si poteva apprezzare la notevole direzione orchestrale di Josep Vicent che prevaleva sull’esecuzione coreografica. Pur nella ottima esecuzione dei danzatori della compagnia infatti anche se non numerosi essi si adoperavano con professionalità, anche se il linguaggio scenico di Noales non riusciva a trasmettere quel pathos e quel trasporto emotivo presente nelle diverse vaersioni del celebre balletto . In tutti i casi trionfo alla fine. Come da molti anni ormai il Festival di Lubiana ci ha abituati anche quest’ anno gli ultimi giorni hanno rivelato due grandi concerti. La London Symphony diretta da Antonio Pappano con la partecipazione del pianista Bruce Liu che si è cimentato nel Terzo concerto di Beethoven. Già la scelta di questo forse il meno popolare dei concerti beethoveniani faceva presagire quella che era poi la scelta interpretativa del giovane pianista che preferiva esprimersi nella meno spettacolare ma piu’profonde sensibilità Beeethoveniana quella della tonalità in do minore. Particolarmente suggestiva e’ stata infatti la visione del secondo movimento il Largo. Antonio Pappano ha accompagnato il pianista con grande rispetto e proprieta’ stilistica . La Nona Sinfonia di Anton Bruckner veniva poi eseguita nella seconda parte. Un organico di grandi se non grandissime dimensioni, presentato nella seconda parte del concerto dove il direttore inglese ha potuto invece esprimere tutta l’ energia possibile a quella di una grande orchestra con abbondanza non solo di archi ma anche di fiati. Pur conservando l’impostazione faraonica della partitura Pappano ha saputo conferire quella sensazione di imprevedibilità,di inaspettato vigore che si riscontra quasi sempre in questa sinfonia. Particolarmente convincenti ci sono apparsi lo scherzo e il celebre adagio. Il concerto si è chiuso senza bis orchestrali nonostante il trionfo finale in una sala gremitissima e plaudente come raramente abbiamo potuto vedere. Ultimo ma non ultimo il concerto della Staatskapelle di Dresda diretta da Daniele Gatti un direttore in piena maturita’ artistica molto apprezzato nel repertorio tedesco sia sinfonico che operistico. Il direttore milanese alla testa di una fra le più antiche e prestigiose orchestre non solo tedesche ma anche in campo internazionale. Con un organico ricchissimo in ogni sua componente l’orchestra si è presentata in una lettura della Sesta Sinfonia di Gustav Mahler che potremmo definire di impressionante impatto armonico. Ogni sezione si esprimeva con la massima autorità senza temere sonorità strabordanti, condotte dal direttore milanese che a memoria senza spartito si esprimeva con tutta la tragicità insita in questa partitura monumentale. Grande trionfo finale.