Madama Butterfly al Verdi di Trieste

Atmosfera delle grandi occasioni al Verdi di Trieste per la prima di Madama Butterfly nell’ allestimento di Alberto Triola già presentato negli anni scorsi con notevole successo.  Un allestimento apparentemente semplice, minimalista che riporta a un Giappone che non esiste più da molto tempo , travolto dalla durezza dei tempi moderni sempre più assordanti e inesorabile nella schiacciante modernità. Ciò Ciò San su cui e’ completamente basata la tragedia puccinana e’ invece qui una fragilissima creatura vittima della propria ingenuità, dell’ indifferenza di un americano superficiale ma anche delle convenzioni sociali del vecchio Giappone. Triola punta molto sulle luci soffuse sul bianco e nero sui chiaro scuri,  su pochissimi elementi scenici,ma sull’ intensità non solo del canto ma anche delle pause o meglio dei silenzi,che fanno parte integrante del testo pucciniano. Si evidenziano così i costumi di Sara Marcucci curati come pure le luci di Stefano Capra. La direzione di Giulio Prandi  al debutto non solo in questo titolo ma anche specialista piuttosto nel barocco,si è’ dimostrata equilibrata ma spesso un po’lenta. Olga Maslova protagonista ha presentato una vocalità assai corretta in tutti i registri ma piuttosto anonima, priva di quell’ arte del recitar cantando che in un ruolo come questo appare fondamentale. Antonio Poli e’ un Pinkerton piu’ che pregevole in una parte antipatica ma di assoluto interesse per prestanza vocale. Ambrogio Maestri un rispettabile Sharpless, come pure la Suzuki di Michela Guarnera. Applausi trionfali al termine.