Cenerentola alla Fenice
Fra le diverse edizioni del grande balletto Cinderella di Prokofiev indimenticabile e’ indubbiamente quella firmata dal grande coreografo inglese Frederic Ashton che resta probabilmente la più celebre fra quelle attualmente in circolazione nei teatri internazionali. Ricordiamo anche quella scaligera di ambientazione hollywoodianafirmata da Rudolf Nureyev. Quella presentata invece alla Fenice durante il mese di settembre dai Ballets de Montecarlo sotto la direzione del direttore della compagnia Jean Christophe Maillot appariva invece completamente diversa non solo perché assai lontana dalla tradizione, ma anche perche’non metteva l’accento sulla comicità’ esasperata ad esempio delle due sorellastre o della lezione di danza, ma piuttosto sulla liricità e sul tema della amore della figlia per la madre defunta che ritorna nel finale a testimoniare l’indissolubilità dell’amore filiale. Il linguaggio coreografico di Maillot e’ indubbiamente neoclassico e si distingue per grande fluidità e morbidezza in ogni suo momento e le undici scene si susseguono con notevole continuità senza far cadere mai la tensione narrativa. Alessandra Tognoloni era al suo addio alle scene in un commovente festeggiamento finale.
.Simone Tribuna era un prestante Principe, mentre la fata di Marianne Barabas ben assolveva il suo compito. La compagnia nel suo insieme conferiva la freschezza di una coreografia che non dimostrava certo i suoi passati 25 anni. Anche le scenografie di Ernest Pignon e i costumi di Jerome Kaplan definivano un balletto moderno affatto anonimo. L’intensa direzione orchestrale di Igor Dronov ben coronava un’interpretazione della splendida partitura di Prokofiev. Gran successo con molteplici chiamate al proscenio.