Athalia al Giovanni da Udine

Fra le tante composizioni del genio sassone George Frideric Handel, Athalia non è certo fra le più note al grande pubblico. Niente a che fare con il celebre Messia o con opere come Giulio Cesare Semele o Orlando o Tamerlano. Il celeberrimo compositore sassone per la verità abbastanza trascurato nei cartelloni lirici dei teatri italiani, vede così al teatro ne una consacrazione a tutti gli effetti. Non che Handel ne avesse bisogno ma dopo svariati anni di concertoni di orchestre ultraconsacrate come Santa Cecilia o London Symphony anche un dimenticato titolo quale Athalia ha trovato il suo opportuno collocamento. Il progetto Handel affidato ad Amsterdam Baroque Orchestra and Choir diretti dal celebre cembalista Ton Koopman ha così potuto essere restituito al raffinato pubblico udinese che non ha mancato di tributare un meritato successo. L’esecuzione della partitura e’ cosi risultata stilisticamente appropriata nella tenuta generale anche se abbastanza mancante di quel pathos tipicamente italiano che in un compositore di impronta tipicamente belcantista non può mai mancare. Ottima l’esecuzione del coro leggero e pregnante insieme in ogni momento. Dramatic Oratorio anche per le sei parti soliste chiamate da Handel a prove impegnative. In primis Athalia di Suzanne Jerosme. Jordan era Tim Mead controtenore dal timbro non bellissimo ma dall’esecuzione assai accurata. Abner era un valid Andreas Wolf dal colore caldo e profondo. Kieran White un convincente Mathan, mentre Ilse Eerens era una Josabeth piuttosto sfocata. Trionfo finale per tutti.