Battaglia di Legnano a Trieste

Composta da Verdi in pieno periodo risorgimentale e rappresentata al teatro Argentina di Roma nel 1849, La battaglia di Legnano non è certo opera aliena da una qualche “volgarità” musicale. Verdi stesso infatti non esitava a collocare quest’opera nei cosiddetti “anni di galera” ossia gli anni della sua giovinezza. In essa una prepotente vena popolare prevaleva sulla più profonda e intima ispirazione che sarebbe scaturita pochi anni più tardi in capolavori tali quali Rigoletto o Traviata o ancora Trovatore. Non la pensa così il regista Ruggero Cappuccio che, trasportando l’azione in un ipotetico magazzino di un moderno museo, vuole risvegliare l’attenzione degli spettatori nei confronti di un’arte, quella italiana,ingiustamente dimenticata. Si vuole segnalare come oggi i tesori siano sepolti e dimenticati nei musei italiani. Certo non è idea nuova ma soprattutto non è sembrata musicalmente calzante con lo spirito genuinamente popolare delle maggior parte di arie e cabalette presenti ovunque nell’opera. Ma si sa la tentazione è grande di mettere la politica sempre dappertutto e il politically correct è imperante nel mondo dell’opera . Tanto più che la primadonnna contesa fra il tenore e il baritono per motivi di passione amorosa è soggetto scontato e affatto interessante per alcuni. La direzione di Boris Brott, pur se più adeguata che nella Bolena donizettiana, sembrava non staccare quello slancio verdiano o meglio in questo caso decisamente “padano” che ci si attendeva fin dalla celebre ouverture. Leonardo Lopez Linares è un baritono come non se ne ascoltano più da molto tempo. Certo con simili mezzi vocali qualcosa si deve mettere a posto, ma sulle scene internazionali dal punto di vista del colore e del timbro ha oggi pochi rivali. Le voci ci sono quindi, basta metterle in evidenza! Prova alterna invece per il tenore Andrew Richards. Dimitra Theodossiou appare alla prima in serata di grazia , certo più nei cantabili che nelle cabalette, ma la sua linea interpretativa e la sua gestualità un po’ bamboleggiante non rientrano nello stile dell’opera. Il coro del Verdi ci è sembrato meno significativo del solito. Grande successo e trionfo per Theodossiou ,qualche contestazione solo per la regia.