Voci verdiane per un Trovatore al Verdi di Trieste

In un famoso teatro dovevano allestire Trovatore . Preoccupatissimi per la mancanza totale di un tenore in grado di affrontare il temibile ruolo, telefonano al Teatro alla Scala per sapere se nel tempio della lirica hanno qualche suggerimento da dare, possono essere d’aiuto. “Niente da fare” rispondono in direzione artistica “Per Manrico abbiamo solo penuria”.” Penuria…..va benissimo! Mandateci quello !”ringraziano entusiasti.

Questo il divertente aneddoto che circolava qualche tempo fa nei teatri. In effetti anche ai tempi d’oro della lirica, (gli anni Cinquanta a parere di molti), i tenori in grado di affrontare la famosa “Pira” son sempre stati pochissimi. Figuriamoci oggi con i diapason acutissimi e con le voci verdiane assai carenti un po’ dovunque.

Tutto ciò si sarebbe potuto affermare prima di ascoltare l’inaugurazione di stagione del Verdi di Trieste, destinata a smentire tali convinzioni. In primis Francesco Hong è un Manrico di notevole slancio e chiarezza tenorile dal bel timbro eroico mai ingolato,e sempre dalla dizione chiara e dal fraseggio autenticamente verdiano. Al suo fianco Tatiana Serjan è una Leonora autorevole nel settore centrale della voce e per niente in difficoltà nella lingua italiana. Anche Mariana Pentcheva ha il timbro e gli accenti di una convincente Azucena, drammaturgicamente perfezionabile, ma pur sempre interessante. Alberto Gazale è un Conte di Luna vocalmente ragguardevole, peccato che esageri in una cadenza, dove per dimostrare il lunghissimo fiato va al di là del buon gusto. Ha comunque tutta la protervia e l’arroganza di un grande Conte di Luna. Anche il Ferrando di Carlo Cigni è all’altezza degli altri personaggi.La direzione di Maurizio Barbacini è apparsa invece spesso deludente nella tenuta degli insiemi ma anche dei singoli, come pure nelle scelte dei tempi a volte slentati a volte assai concitati. Mancavano anche le atmosfere sognanti ed elegiache dei cantabili,che costituiscono la vera ossatura del Trovatore. La regia di Stefano Vizioli era un po’ al di sotto delle attese, mal illuminata con luci troppo invadenti per un’opera così profondamente scura come il Trovatore. L’intricato intreccio del Cammarano non risultava ben dipanato dal giovane regista italiano che solo nel quarto atto con la vendetta di Azucena e il terribile rogo, sembrava approdare ad una personale interpretazione. Il Coro e l’Orchestra del Verdi cosituivano come sempre l’asse portante della produzione attuata in collaborazione con il Teatro Reale di Liegi. Grande successo.