Victor Ullate al Manzoni di Milano

La suite che Victor Ullate ha presentato al teatro Manzoni è un grande esempio di danza contemporanea eseguita nel migliore dei modi. Una compagnia di grande livello paragonabile alle migliori in campo internazionale. Quella del coreografo spagnolo che l’Italia meriterebbe di avere da molti anni ma che per diverse ragioni non riesce a costruire. Numerosa tecnicamente agguerrita e decisamente versatile. Diverso il giudizio per le creazioni coreografiche che come per tutti i grandi coreografi, sono soggette ad esigenze di originalità e di  espressione del tempo in cui vengono create. Su questo piano la serata Ullate si presentava come un antologia piuttosto datata e legata a un’epoca ormai trascorsa anche se gloriosa. Il programma si apriva infatti con Jaleos un’incalzante e  vertiginosa successione di legazioni rapidissime datata 1996 ma che si rifaceva in realtà alla somma “In the midlle somewhat elevated” di Forsythe del 1987, eseguita peraltro stupendamente dalla compagnia. Alcuni celebri Lieder mahleriani “Eines Fahrenden Gesellen” nella magnifica interpretazione vocale presumibilmente di Dietrich Fischer Dieskau, sono stati ben interpretati in un passo a due di rara intensità emotiva. Sempre su ispirazione béjartiana” Le chant d’un compagnon errant” dove con grande sensibilità si raccontano le traversie di un’amicizia virile. Après Toi  grande assolo maschile di toccante profondità interpretativa sull’inconfondibile secondo movimento della settima sinfonia beethoveniana. Dobbiamo riconoscere che nel concetto di danza Ullate ricalca assai il grande Béjart: la sua frase era infatti: la danza è uomo, contrariamente a quanto pensa la maggior parte della gente comune. Grande attesa vi era poi per Bolero interpretato da tutta la compagnia e collocato in epoca liberty con una coppia al centro impegnata in un passo a due piuttosto sensuale ma dal finale prevedibile e scontato. Notevole affluenza di pubblico e bel successo.