Un’Italiana “classica”al Regio di Torino

Non nascondiamo da tempo le nostre preferenze per il Teatro Regio di Torino che sa intelligentemente abbinare ed equilibrare proposte nuove ed interessanti a titoli di repertorio,presentati in maniera piuttosto tradizionale e riservati al grande pubblico piuttosto che agli addetti ai lavori.E’ questo il caso dell’Italiana in Algeri proposta nella mise en scène di Vittorio Borrelli, direttore di scena del Regio che sfruttando soprattutto i costumi di Santuzza Calì e le scene di Claudia Boasso ha soddisfatto i gusti più semplici. Si ricorre così a vecchi espedienti come ad esempio lo spazzolone imbracciato da Lindoro o il “palo” a forma di maxi matitone che è una costante minaccia per il povero Tadeo. Il pericolo di questo passo è quello di ricadere nei soliti lazzi e frizzi del Rossini pre-renaissance che potrebbero far pensare a una pochade piuttosto che al capolavoro rossiniano. Attenzione quindi nell’eccedere, come nella scena finale “Mangia e taci, pappataci”dove sembrava di essere in un vero ristorante napoletano con tanto di tagliatelle cotte al momento. Per fortuna che sul podio c’era Bruno Campanella che in quanto all’arte di accompagnare il belcanto ha da insegnare a quasi tutti i direttori attualmente in circolazione. Si può ben permettere di non seguire alla lettera i dettami delle edizioni critiche della Fondazione Rossini ma anche di lasciare ai cantanti tante libertà per evidenziare i propri pregi e non i propri difetti. Asso nella manica di questa produzione avrebbe infatti dovuto essere Vivica Genaux alias Isabella. In realtà è risultata piuttosto estranea alla contraltile tessitura, abituata piuttosto a quelle sopranili e allo stile barocco più che a quello rossiniano. In seria difficoltà nei gravi ha dovuto sopperire con agilità e classe che non le mancano, alla carenza di colori e di autentico stile rossiniano. Nel secondo cast brillava invece Annarita Gemmabella che pur essendo meno attraente fisicamente al contrario della celebre collega americana si dimostrava a suo agio sia nel settore grave come pure nelle agilità.Certamente sul versante interpretativo potrà fare di più con la maturità. Sul lato maschile splendeva il tenore Antonino Siragusa di gran lunga il migliore del primo cast, dove Lorenzo Regazzo mancava di autentico accento rossiniano al contrario del Tadeo di Roberto de Candia che ha imparato a contenersi da troppa generosità vocale. Carlo Lepore ha pienamente soddisfatto per pienezza di timbro e caratterizzazione del personaggio. Al contrario vero punctum dolens per  carenze vocali è stato il tenore David Alegret nel secondo cast. Spettacolo pienamente riuscito con grande soddisfazione del pubblico.