Tenorissimi al Rof

“Il vero Rossini nella città di Rossini” recita lo spot televisivo in onda su Sky .Ma quale sarà mai il vero Rossini? Certo neppure il cigno pesarese avrebbe mai pensato che Zelmira nella versione di Parigi del 1826 andasse in scena a Pesaro nel 2009 all’Adriatic Arena. Ma si sa a Pesaro sono caparbi da morire e la macchina del festival continua a funzionare quasi intatta con lo stesso “cast”da trent’anni .Quale sarà mai questa ricetta? Difficile a dirsi visto che nessun altra città culla dei grandi compositori italiani ottocenteschi ma neppure settecenteschi può vantare un tale primato a parte quello pucciniano di Torre del Lago, ma si sa la popolarità di Puccini non ha confini. Non che quella del Rossini comico li avesse mai avuti, ma opere come Zelmira son purtroppo cadute nel dimenticatoio, come sappiamo. Recuperata già nel Festival del 1995 viene ora riproposta in edizione critica dopo essere stata rappresentata sia in Italia che all’estero. A dispetto del nome del titolo Zelmira appare come opera di conflitto e centralità assolutamente tenorile anche perchè in questo caso i tenori si chiamano Gregory Kunde e Juan Diego Florez. Kate Aldrich è stata invece una slavata e scipita protagonista, quanto mai le due stelle tenorili sembravano splendere di luce propria differenziandosi sia nelle personalità come nelle ardite tessiture rossiniane. Gregory Kunde, tenore dell’Illinois, ormai veterano del festival, già dalla prima apparizione del 1992 a dispetto di una fama non all’altezza del suo effettivo valore, il tenore americano dell’Illinois sembra migliorare di anno in anno come una pregiata cuvée di Champagne o di Sauternes. Auterovolissimo in ogni registro della tessitura da baritenore cui è chiamato a cimentarsi con una sicurezza e solidità di stile autenticamente rossiniano quale raramente è stato dato di ascoltare. Non meno in forma è apparso Juan Diego Florez la cui bellezza di timbro e omogeneità nei diversi registri appare sempre esemplare. Se fosse un po’meno rigido in scena e più spericolato nelle colorature acquisirebbe ancora un pizzico di fascino in più, ma la perfezione non è di questo mondo. Anche Alex Esposito come Polidoro e Mirco Palazzi come Leucippo trovavano il loro spazio adeguato come pure la Emma di Marianna Pizzolato. Ottima la direzione di Roberto Abbado che appare sempre più cresciuto nella direzione dell’accompagnamento belcantistico pur non dimenticando colori e accenti orchestrali .In cauda venenum dicevano gli antichi e bene facevano. La regia di Giorgio Barberio Corsetti oltre ad apparire scontata e stravista in un arraffazzonamento generale di stili mescolati, di specchi obliqui di costumi tipo Germania Nazista ultrademodée. Ancora più grave è l’evidenziazione di una totale estraneità al mondo rossiniano, che appare guardato con sospetto e distacco in ogni suo aspetto. Ma per fortuna c’erano i tenori che ci credono e che fanno rinascere partiture ultrasepolte.