Spontini al Malibran

Fra le chicche presentate negli ultimi tempi dal Teatro alla Fenice “Le metamorfosi di Pasquale” di Gaspare Spontini non è passata certo inosservata né a noi né all’attento pubblico veneziano che ha affollato il raffinato Teatro Malibran nel cuore del capoluogo veneziano. La farsa in un atto è stata ritrovata nelle Fiandre nel 2016 insieme ad altri tre manoscritti. Fin dall’ouverture abilmente diretta dal giovane maestro Gianluca Capuano si ha modo di assaporare il consistente tessuto orchestrale della partitura che ben si allontana da quello tradizionale del settecento napoletano. Più che le indimenticabili melodie è infatti la struttura armonica che colpisce, anche se paragonata alle opere di Rossini, si può ben capire il motivo dell’oblio per tanto tempo. La produzione veneziana a firma di Bepi Morassi ha però convinto per appropriatezza di stile e per una certa mano sicura nel saper rendere le situazioni comiche . Difficile ritrovare però originalità e spessore interpretativo in personaggi che appartengono più alla tradizione che all’originale vena di Spontini, ben più noto per le sue opere tragiche composte negli anni seguenti all’estero. Concentrandoci sull’aspetto musicale non ci sono sfuggite le belle linee vocali di Irina Dubrovskaya alle prese con una scrittura per niente semplice . La cantante russa è riuscita a rendere con gusto e stile una Lisetta più che degna. Ben reso anche il Marchese di Giorgio Misseri a suo agio in una scrittura rossinianamente ardita. Pasquale era Andrea Patucelli discreto sia scenicamente che vocalmente. La scuola dell’accademia di Belle Arti di Venezia ha ottimamente collaborato con scene e costumi alla riuscita dello spettacolo che ha avuto notevole consenso di pubblico alla recita domenicale cui abbiamo assistito.