Sonnambula al Verdi di Trieste

La semplicità dei grandi. L’essenzialità del genio di Vincenzo Bellini sta molto in questo fondamentale concetto che si dispiega ampiamente nel capolavoro belliniano andato in scena nei giorni scorsi al Verdi di Trieste con grande successo . L’opera che non andava in scena a Trieste da una decina d’anni è stata presentata in un allestimento del teatro Petruzzelli di Bari con la regia di Giorgio Barberio Corsetti e le scene e i costumi di Cristian Taraborrelli. Si trovava proprio nell’aspetto scenico il punto forte di questa produzione , nella semplicità di questa visione fanciullesca dove da una parte il gioco infantile sfociava in visioni marionettistiche, dall’altro i pochi elementi scenici come un grande letto o una enorme cassettiera, volevano rappresentare il divario fra il mondo infantile e la realtà . Del resto visto che il mondo della protagonista Amina è più vicino al sogno che alla realtà, la visione registica ci può ben rientrare a pieno titolo. L’aspetto musicale riservava invece qualche considerazione più complessa . Da un lato la direzione di Guillermo Garcia Calvo agevolava quasi sempre le prove dei cantanti tenendo spesso l’orchestra ai minimi possibili , dall’altro la resa drammatica veniva quindi talvolta a mancare. Bene la prova dell’orchestra mentre Il coro del Verdi appariva poco consistente nelle voci gravi, maschili in particolare. La protagonista Alessandra Kubas-Kruk pur non in possesso di un bel timbro vellutato e morbido come sarebbe richiesto, ben si disimpegnava nelle ardite tessiture vocali. Avremmo apprezzato un maggior scavo del personaggio nei recitativi e in generale nella difficile arte del recitar cantando. Una prova comunque positiva nel suo insieme. Meno convincente invece Bogdan Mihai come Elvino che in possesso di mezzi vocali non molto persuasivii tendeva un po’ troppo spesso a “sbiancare”nel settore acuto della tessitura . Linea di canto comunque adatta al personaggio nobile- amoroso. Ottima la prova della Lisa di Olga Dyadiv. Il Conte Rodolfo di Filippo Polinelli appariva poco incisivo e autorevole. Grande successo per tutti alla prima.