Serse al Goldoni di Venezia

Sembrerà strano ma un capolavoro come Serse di Handel non era mai stato rappresentato a Milano prima di questa primavera. Le Coin du Roi la neonata associazione belcantistica condotta dal giovane direttore Christian Frattima per prima ha portato il capolavoro handeliano sulle scene del piccolo ma graziosissimo Teatro Litta. Un vero teatrino di corte nel centralissimo Corso Magenta, al di fuori dei conclamati e ingombranti circuiti scaligeri e di quelli di altre orchestre milanesi più o meno sostenute politicamente. Nonostante la rinascita belcantistica e in particolare rossiniana, la riscoperta di Handel sembra destinata infatti a restare al di fuori dei confini del bel paese. E’sufficiente pertanto sfogliare i cataloghi discografici internazionali per renderci conto di come il vasto repertorio handeliano sia ormai stato sviscerato in ogni sua minima forma. Handel appare molto più moderno e attuale di quanto si pensi per l’immediatezza comunicativa, per il rigore dell’impostazione e per la varietà dell’ispirazione. Tutte caratteristiche riscontrate nell’esecuzione veneziana al Teatro Goldoni del Serse partito da Milano ed approdato nella città veneziana culla di ogni sogno settecentesco e non solo musicale. Dobbiamo dire subito che al di là di ogni ragionevole dubbio la regia di Valentino Klose ci è sembrata piuttosto deficitaria sul piano delle idee . A parte quella principale che prevedeva le celebrazioni dell’anniversario dei 2500 anni dell’impero persiano invece che quella originale ai tempi del grande imperatore. Il minimalismo del Klose appare assai lontano dallo sfarzo della corte persiana degli anni settanta, gli anni dello scia Reza Pahlevi. La recitazione degli interpreti era piuttosto lasciata alla fantasia personale e priva di una vera impronta personale. Vero asse portante dell’operazione è stato così Christian Frattima, che sosteneva con perizia e ottima preparazione una partitura eseguita con grande senso musicale e considerazione vocale intesa nel senso delle esigenze dei cantanti. Leggerezza ma insieme compattezza e senso dell’unità musicale caratterizzano questo giovane direttore, che al di fuori dei meccanismi dello star system internazionale merita indubbiamente maggiore attenzione di quella che gli è stata data finora. Il cast non vedeva eccellere alcun componente in particolare ma nemmeno riscontrava alcuna voce o personalità carente. Vilija Mikstaite era un valido Serse non meno dell’Arsamene di Jud Perry, un controtenore da tenere presente.