Ricciardo al ROF

Nell’ormai scarno programma festivaliero italiano il Rof continua a splendere di luce propria. Ricciardo e Zoraide che ricordiamo nella splendida produzione firmata da Luca Ronconi e interpretata da una sfavillante June Anderson al fianco di Bruce Ford viene affrontata quest’anno in una nuova produzione firmata dal canadese Marshall Pynkovski . La direzione di Giacomo Sagripanti e un cast ragguardevole hanno permesso ancora una volta al grande festival di far rivivere il genio del cigno pesarese. Il libretto di Francesco Berio di Salsa che supportò la prima al San Carlo napoletano del 1818 è fra i più farraginosi che si possano ricordare. La musica di Rossini ebbe però tale successo che l’opera fu rappresentata a lungo e con grandi trionfi nell’800. Alcune soluzioni musicali anticipano addirittura il grande Vincenzo Bellini nei Capuleti. Certo i molti recitativi non sempre sono significativi abituati come Rossini ci, ha a una vena melodica inesauribile. L’allestimento di Pynkovski non è così l’asso nella manica di questo prezioso repechage . Il regista ci pone davanti a un’ unica scena che può ricordare un grande e moderno tendone da circo dove i preziosi costumi di Michele Gianfrancesco fanno la parte del leone. Non sembra crederci molto Pynkoski in questa storia d’amore fra i due protagonisti che come raramente succede nel mondo operistico vedono coronato il loro sogno amoroso con un finale non fra i più riusciti del pesarese. La recitazione non è rimarchevole, ma soprattutto lascia spazio a una suite di danze che se non risultano fastidiose in quanto ben musicali, appaiono gratuite e ripetitive nel contesto musicale del dramma. A sostenere il tutto si trovava così la direzione acuta di Giacomo Sagripanti che riesce ad evidenziare i migliori aspetti di una partitura complessa ma non avara di fascinosi chiaroscuri. In primis i tre tenori fra cui l’Ernesto di Xabier Anduaga che pur in un ruolo da comprimario, prospetta un futuro tenorile di prima grandezza per morbidezza di timbro ampiezza di registro e fascino stilistico. Juan Diego Florez che riconoscemmo fra i primissimi a partire dal debutto, continua a conservare la malia di una voce dolce ed insieme agilissima priva di qualsivoglia incrinatura. Ma la vera conferma tenorile è venuta dall’Agorante di Sergey Romanovsky il quale sulla tessitura baritenorile riservata a Nozzari, cesella una prova fra le migliori dell’ultima Rossini Renaissance ,abbinata a una presenza scenica ammaliante. Pretty Yende si distingueva da par sua in una Zoraide dolce e charmante oltre che tecnicamente ferratissima. Anche Victoria Yarovaya aveva al suo arco un timbro brunito e una eleganza vocale non indifferente. Buono anche Ircano di Nicola Ulivieri. Trionfo finale alla prova generale.