Raina

raina-kabaivanska.jpgE’ stato proprio un concerto straordinario di nome e di fatto quello tenuto al teatro Verdi di Trieste il 29 aprile scorso per il centosettantacinquesimo anniversario della fondazione delle Assicurazioni Generali. È infatti ben difficile riuscire ad accostare due star del calibro di Ivo Pogorelic e di Raina Kabaivanska, che pur appartenendo a generazioni diverse hanno in comune un’unica matrice : quella di essere due divi come oggi non ce ne sono quasi più. Entrambi di origine slava, la Kabaivanska bulgara mentre Pogorelic dalmata, pur avendo una carriera internazionale hanno eletto l’Italia come propria vera patria adottiva hanno eccelso l’una nell’arte del canto l’altro in quella pianistica. Raina Kabaivanska che sta per festeggiare i cinquant’anni dal debutto, ha ritrovato nel teatro che l’ha vista trionfare in tanti dei suoi cavalli di battaglia, una calda accoglienza.Indossava un gransera bianco di Roberto Capucci come solo lei sa fare: un corpetto di lamè argentato lasciava il posto a una gonna ricchissima di ruches che si allungavano in un elegante strascico. L’abito ma soprattutto la classe eccelsa le permetteva di volta in volta di mutare atmosfera in ognuna delle magiche arie che sfoggiava come perle della sua arte sopraffina.Chi può a settantatré anni iniziando dal celeberrimo” Adieu notre petite table “ esibito con la sicurezza e lo charme di una giovane e provocante amante parigina passare alla drammaticità di “Che tua madre..”dalla Butterfly di Puccini?E come non si può rimanere estasiati davanti a “Sola, perduta , abbandonata” dalla Manon sempre di Puccini?Ma ciò in cui la Kabaivanska è rimasta irraggiungibile è la grande aria “Io son l’umile ancella” dalla Adriana Lecouvreur di Cilea dove l’arte scenica dell’attrice senza rivali si sposa ai lunghissimi fiati, agli smorzati della cantante spavalda e della vocalista eccelsa.La celebre Vilja dalla Vedova Allegra di Léhar ha chiuso la prima parte del concerto nonostante le numerose richieste di bis.
Sergei Rachamaninov è stato il protagonista della seconda parte con il secondo concerto in do minore opera 18. Ivo Pogorelic ha affrontato l’impegnativa prova distaccandosi completamente dalla tradizione per distinguersi in una personale lettura fatta di tempi assai dilatati e rarefatti. Pause interminabili contrastavano nettamente con i legati orchestrali fino a rendere il dialogo con l’orchestra estenuante.Thomas Sanderling che sostituiva il previsto Lu Jia dava invece all’orchestra un‘impronta più tradizionalmente tardoromantica senza convincere completamente, forse per una certa mancanza di abbandono.Trionfo per tutti ma niente bis. Peccato…