Persuasivo Macbeth al Verdi di Trieste.

Troppo spesso viene citata una famosa lettera in cui Verdi richiedeva per Lady Macbeth una voce “brutta”assegnando al ruolo centralissimo e praticamente protagonistico del soprano drammatico d’agilità la massima importanza realistica. Quasi in ogni opera Verdi anteponeva infatti gli ideali belcantistici quelli del romanticismo . Di fatto la vocalità della Lady costituisce un unicum in quanto ad essa è richiesta effettivamente un’ aderenza drammatica assolutamente primaria  rispetto al testo teatrale e alla parola . Nell’edizione triestina andata in scena a partire dall’8 marzo Lady Macbeth era Dimitra Theodossiou. Sotto molti aspetti il soprano greco di cui in passato non abbiamo tralasciato di evidenziare alcune carenze vocali. Ha impersonato il difficile ruolo dando questa volta una vera lezione di canto e di interpretazione. Facendo di necessità virtù Theodossiou è riuscita a trasformare alcuni limiti di un mezzo vocale ormai usurato, in pregi interpretativi . Ciò le va dato atto, è dote assai rara per non dire rarissima. Pregiato è apparso poi il materiale vocale di Fabian Veloz, giovane baritono protagonista anche se non in possesso della sapienza necessaria a rendere incisiva la sua profondità interpretativa. Assai bella anche la linea del tenore Armaldo Kllojeri. Dal Banco di Paolo Battaglia ci saremmo aspettati qualcosa di più. La direzione di Giampaolo Maria Bisanti è apparsa ben adeguata alle esigenze dei cantanti non mancando di compattezza e giusto controllo del coro e delle scene d’insieme.  Unica nota dolente il taglio quasi integrale degli splendidi balletti. Ultima ma non ultima la regia di Henning Brockhaus che ha saputo ritagliarsi un suo proprio motivo d’essere. Pur in un collage di estrapolazioni  da altre regie vi è un certo equilibrio. Belle le scene di Svoboda. Buon gusto nell’abbondanza di scene mimate,oggi assai difficile da riscontrare.