Paisiello in Valle d’Itria

Grande rilievo viene dato al compositore tarantino Giovanni Paisiello nell’ottica delle celebrazioni dai duecento anni dalla sua morte . Paisiello risultava infatti piuttosto  dimenticato se non fosse anche per direttori come Riccardo Muti chein passato  hanno presentato alla Scala opere quali Nina ossia la pazza per amore, a suo tempo accolta da un grande successo. Il Festival della Valle d’Itria  ha voluto quest’anno presentare ben  due titoli del compositore tarantino. La Grotta di Trofonio in prima rappresentazione in tempi moderni ha infatti inaugurato il festival il 14 luglio. L’impianto scenico affidato alle cure registiche di Alfonso Antoniozzi, aiutato dalle imponenti scene di Dario Gessati e agli appropriati costumi di Gianluca Falaschi, centrava lo spettacolo dal punto di vista drammaturgico e scenico. Si avvaleva in particolare di un cast di cantanti attori di assoluto rilievo quali Roberto Scandiuzzi un autorevole protagonista e soddisfaceva appieno il Don Gasperone di Domenico Colaianni e il Don Piastrone di Giorgio Caoduro. Daniela Mazzucato era una Madama Bartolina di grande eleganza. Il punto debole era purtroppo la direzione orchestrale di Giuseppe Grazioli. Non trovava essa infatti quei motivi di interesse atti a destare l’attenzione né con varietà agogica come neppure con quell’indispensabile ricchezza  di accenti e di trovate musicali e sceniche che nella commedia musicale napoletana vedono insopprimibile bisogno di esistere. Antitetica invece la situazione per Don Chisciotte della Mancia, opera realizzata nella splendida Masseria Fortificata San Francesco a Matera lo scorso 28 luglio. Splendida qui la presentazione musicale della piacevole e varia partitura da parte di Ettore Papadia. Alla testa dell’Ensemble ICO della Magna Grecia di Taranto presentava tutta la leggerezza, la vitalità, e l’originalità insite nella brillante partitura pur nell’esiguitaà di pochissimi elementi orchestrali. Diverso il discorso per la regia di Davide Garrattini che anche se fatta con poche risorse sembrava troppo spesso andare sopratono. Un continuo andirivieni  portava piuttosto a esasperare un ritmo musicale che non richiedeva tanta concitata esagitazione. Ottimo il Don Chisciotte di di David Ferri Durà come pure il Sancio Panza di Salvatore Grigoli.Successo per entrambi gli spettacoli.