Otello di Verdi

La Fenice è indubbiamente uno fra i pochissimi teatri italiani ben gestiti. A dispetto della sorte ingrata che l’ha segnata duramente all’epoca del luttuoso rogo, che noi tutti non potremo dimenticare anche perché vergognosamente doloso e impunito. A fianco di produzioni assai raffinate La Fenice ha saputo anche soddisfare il grande pubblico affezionato a quella che più che essere una città, è un sogno realizzato. Ecco l’allestimento del verdiano Otello firmato da Francesco Micheli per Palazzo Ducale, sembra piuttosto un  vero sogno ed è assai diverso per molti aspetti da quello da noi visto alla Fenice stessa. Spettacolare è caratterizzato da colori  molto accesi come il blu per il mare o il rosso per la collera o il verde per l’invidia. Suggestive appaiono nel video le proiezioni con i leoni di San Marco e con i diversi segni dello zodiaco a simbolizzare i personaggi . La posizione laterale dell’orchestra non impedisce ai cantanti di seguire la direzione del coreano Myung –Whun Chung, con i numerosi schermi posizionati nei punti più strategici della scena. Ma la vera freccia all’arco di questa produzione è il tenore americano Gregory Kunde, che come detto più volte, non cessa di sorprenderci nella sua seconda maturità: forza e presenza scenica di grande maestria, non gli impediscono di snocciolare una vocalità sicurissima e personalissima in tutti i registri. Egli allontanandosi dalla tradizione di un Otello veristeggiante, ci consegna un protagonista pieno di mezzevoci e colori di impianto belcantistico,  pur non cedendo in virilità e con accenti autenticamente verdiani. Non lo stesso possiamo dire dello Jago di Lucio Gallo dal canto piuttosto tonitruante e privo di quelle sottili nuances che ne farebbero un protagonista assai più adeguato. Carmela Remigio è una Desdemona un po’ leggera e costretta a suoni poco ortodossi e sforzati. Splendide le riprese video di Tiziano Mancini. La ripresa è avvenuta nel luglio 2013.