Onegin al Verdi di Trieste

Evgenij Onegin ha inaugurato il Verdi di Trieste con grande successo il 17 novembre scorso. Apprezzabilissima la scelta di un grande titolo,dall’omonimo romanzo di Alexander Puskin, quale quello del capolavoro ciaikovskiano che pur essendo fuori dai soliti titoli di repertorio non è ancora perfettamente inserito nei teatri italiani. Grande afflusso di pubblico anche all’ultima recita quella del giorno 25, alla quale abbiamo assistito. Ottima la direzione di Fabrizio Maria Carminati che, provenendo da una solida tradizione belcantistica non ha affatto accentuato quei roboanti effetti tardo romantici di cui tanti direttori di tradizione sono troppo spesso generosi . Mancava però talvolta il senso della teatralità nei finali delle scene, giusto a segnare l’ ineluttabile tragicità ciaikovskiana. In più Carminati conferiva sempre quel senso della cantabilità che trova nel belcanto la sua migliore caratteristica. Valeria Mastrangelo era una Tatiana di ottima presa vocale ma anche di un certo fascino interpretativo, mai sforzata e sempre accorata. Anche il Lenskij di Catalin Toropoc aveva il suo fascino in un’ interpretazione dai toni profondamente scuri e sentiti anche nell’evoluzione psicologica del personaggio. Il Lenskij di Tigran Ohannyan dopo una prima parte non troppo convincente, soddisfaceva nella splendida aria prima del fatale duello. Bella anche la brunita vocalità di Olga ossia Anastasia Boldyreva . il principe Gremin di Alexey Birkus non solo era valido teatralmente ma anche vocalmente. Buone nell’insieme anche le parti secondarie. Diverso purtroppo il discorso per l’allestimento dell’Opera di Sofia di cui non solo non si sentiva affatto la necessità ma che appariva assai modesto in ogni suo aspetto, partendo dalla banalità e scontatezza della concezione. Un Onegin onnipresente sul proscenio, non pregnanti i movimenti scenici del coro, per non parlare della banalità delle due coppie di ballerini come pure dei costumi affatto adeguati . In pratica uno spettacolo che avremmo potuto vedere nel dopoguerra sulle nostre scene quindi poco contemporaneo .