Norma alla Fenice

Norma alla Fenice attesissima, non solo come accadeva una volta per la protagonista che, diceva qualche anno fa la moglie di un celebre direttore d’orchestra, nonché direttrice di un Festival dai grandi sponsor, :”verrà scelta dal maestro al momento” ma per la “metteuse en scène” la celebre Karah Walker scelta dalla Biennale veneziana . La Walker ambienta Norma in Africa all’epoca del colonialismo e non lo fa con molta leggerezza : vedasi ad esempio i costumi rossi degli uomini che sembrano dei prémaman  con tanto di parrucche ricciolute castano scure che li rendono più che ridicoli. Per non parlare degli invasori romani il cui costume ricalca esagerandolo quello dei soldati del tanto esecrato ventennio. La cosa più indovinata è la grande maschera distesa su un fianco. Oroveso invece che un gran sacerdote sembra un guru dei no global. Peccato che non solo manca la recitazione delle masse schierate alla vecchia maniera, ma la scena è statica dall’inizio alla fine senza un coup de théatre neppure al momento del rogo finale. Musicalmente l’orchestra è diretta con un po’ troppa enfasi da Gaetano d’Espinosa che non ha gran fantasia nei colori non rende variati i recitativi . La sua è risultata così una Norma noiosa piatta senza rubati nè colori ma professionalmente compatta senza alcun cedimento. Carmela Remigio è Norma ; non si può dire che non sappia cantare ma è assai lontana dal peso vocale richiesto, cioè a dire drammatico d’agilità . Risulta così assai lontana dal personaggio e anche a causa della figura scenica per niente sacerdotale. Forse sostenuta da una diversa regia sarebbe risultata meno estranea alla parte ma in questo contesto è apparsa più che altro coraggiosa. Diverso il discorso per Veronica Simeoni, che a parte qualche acuto sforzato, era ben a suo agio come Adalgisa. In forma straordinaria invece Gregory Kunde che sembra superare se stesso in una tessitura impervia per altri ma non per lui, rossiniano doc ma oggi lui si vero drammatico d’agilità se si potesse definire così’ un tenore. Ottimo anche Oroveso di Dmitry Beloselskiy. Grande successo per tutti alla replica del 24 maggio in una sala gremita.