Nabucco al Verdi di Padova

Sembrerà banale a molti, ma spesso uscendo da teatro ci poniamo un interrogativo: quale potrebbe essere il pensiero di chi si reca per la prima volta a teatro a vedere un’opera? In questo caso temiamo che la risposta non sarebbe troppo positiva. Questo Nabucco è andato in scena il 23 dicembre a Padova al Teatro Verdi. Una produzione già presentata a Bassano l’estate scorsa con la quale si è avviata una coproduzione che speriamo fertile in futuro fra i teatri di Padova Rovigo e Trieste. In tempi di crisi simili collaborazioni da noi già auspicate in tempi ben più munifici di finanziamenti statali e privati, risultano assai utili se non indispensabili. La lugubre presenza di una molteplicità di manichini appesi  definiva  forse i morti nei conflitti religiosi che da sempre hanno afflitto l’umanità . Per il resto la scenografia di questo Nabucco ideato da Stefano Poda nella regia nelle scene e nei costumi è apparsa piuttosto generica anche con quelle grandi pareti dipinte che incombevano  dall’inizio alla fine dell’opera.  La scarsa collocazione storica risultante nei costumi non aiutava certo lo spettatore a calarsi nell’atmosfera chiaramente risorgimentale cui Nabucco si è sempre ricollegato nella tradizione. La direzione orchestrale non è sempre stata felicemente armonizzata con il palcoscenico.  In particolare il baritono protagonista Carlos Almaguer, non era sempre musicalmente calibrato. Mezzi vocali comunque assai ragguardevoli con un timbro corposo e quindi tipicamente verdiano. Più corretta la Abigaille di Sorina Munteanu anche se non molto a suo agio nella coloratura e un po’ avara anche nell’espressività .  Sufficiente l’Ismaele di Armaldo Kllojeri come pure  la Fenena di Romina Tomasoni . Non troppo all’altezza lo Zaccaria di Askar Abdrazakov. Grande successo di pubblico alla fine.