Medea in Corinto a Martina Franca

La Medea in Corinto di Mayr era sulla carta la più intrigante ed impegnativa fra le proposte del Festival della Valle d’Itria di quest’anno. Da una parte Mayr,il maestro di Donizetti e compositore ancora misconosciuto se non fosse per due edizioni discografiche di Medea piuttosto difficili da reperire oggi sul mercato. Dall’altra la necessità di avere a disposizione una coppia di tenori di tipo rossiniano ma soprattutto una primadonna soprano drammatico d’agilità, che sarebbe un po’ come afferrare l’araba fenice e portarla in scena. Fra le famose primedonne, a quanto ne sappiamo, solo la grande Leyla Gencer ha portato il temibile ruolo sulle scene. A Martina si è cercato di costruire uno spettacolo insieme rispettoso del dramma di Mayr e una realizzazione scenica che possieda almeno qualche caratteristica di quelle che si ritengono regie contemporanee. Il problema è che la presenza di alcuni mimi continuamente in scena dall’inizio alla fine alcuni fra i quali danzanti non appare più un elemento attualizzante né in sintonia con la musica di Mayr. In quanto a questa partitura non vi sono elementi melodici particolarmente pregnanti tali da farsi ricordare come melodie immortali di Rossini Bellini o Donizetti di ben nota memoria . Sempre per quanto riguarda la regia va indubbiamente riconosciuta a Benedetto Sicca una certa capacità con il volo finale di uno stormo di colombe come coup de theatre nell’antica tradizione del teatro greco classico. La direzione di Fabio Luisi si dimostrava accurata e attenta alle esigenze dei cantanti pur ben evidenziando gli assoli strumentali della partitura, ma senza riuscire sempre a sprigionare la sufficiente intensità drammaturgica . Il cast che prevedeva l’impegnativa presenze di due tenori d vedeva ben contrapposti enea Scala indubbiamente il più interessante fra i due, anche se l’agile vocalità di Michael Spyres si dimostrava quasi sempre di tutto rispetto. La possente vocalità tenorile di Enea Scala si disimpegnava con facilità nella perigliosa tessitura. Nella Medea di Davinia Rodriguez mancava come si diceva l’unghiata della protagonista non tanto tecnicamente e vocalmente quanto scenicamente. Tutto esaurito con grande successo di pubblico.