Magnifica Bolena inaugura il Verdi a Trieste

Potremmo definirla :”Nata sotto un dio minore “ questa Anna Bolena inaugurale al teatro Verdi di Trieste il 17 gennaio scorso. Nata sulla carta con una distribuzione musicale fra le migliori che si possano oggi concepire,vista la presenza di Bruno Campanella , del tenore Celso Albelo e di Mariella Devia nel ruolo del titolo. Incidenti di percorso di diversa natura l’hanno portata così all’incerto risultato artistico con cui noi l’abbiamo vista rappresentare. Da un lato una protagonista di levatura eccezionale al confronto con un ruolo ostico a molte ma soprattutto in un contesto di difficile risoluzione. La regia di Graham Vick da noi già visionata al Filarmonico di Verona alla sua prima presentazione nel marzo 2007,appariva pregnante nel suo impianto scenico originale con scene moderne e costumi di Paul Brown attinenti l’epoca di ambientazione. Purtroppo la ripresa scenica di Stefano Trespidi sembrava non cogliere l’essenza drammatica originale ma piuttosto gli aspetti grotteschi ad esempio del personaggio principale di Enrico VIII . Anche a causa della goffaggine fisica e vocale dell’interprete apparivano al di fuori di ogni logica drammaturgica. La direzione del canadese Boris Brott non coglieva quegli aspetti di impostazione originariamente belcantistica intesa nel senso rossiniano del termine. Neppure quella coloristica tipicamente donizettiana che avrebbero potuto risultare in tutta la loro evidenza. Apprezzabile comunque la scelta dell’esecuzione praticamente integrale con tagli riaperti. Mariella Devia è non solo da oggi una testimonial della grande scuola italiana del belcanto nel mondo, rivissuta con stile e sensibilità modernissime. La sua Bolena non risente di influenze di primedonne del passato più o meno remoto. E’una Bolena interiorizzata non certo declamata o esasperata come certa tradizione potrebbe ispirare ma più lirica .La vocalità della primadonna ligure risulta omogenea in ogni momento. Non lo stesso possiamo dire della Seymour di Laura Polverelli che pur scenicamente convincente appariva spesso lontana da quello stile e quella eleganza che in Donizetti non dovrebbero mai mancare. Discreto lo Smeton di Elena Traversi Dolenti note sul versante maschile dove Il Percy di Riccardo Casals appariva in seria difficoltà in termini di intonazione e controllo dell’emissione. Peccato perché il giovane tenore avrebbe mezzi vocali non trascurabili.Grottesco si diceva Luiz Ottavio Faria come Enrico VIII. Max René Cosotti risultava invece un ottimo Hervey .Buon successo di pubblico con qualche rimbrotto al tenore.