La regina del belcanto

Se oggi volessimo spiegare a qualcuno che cosa è effettivamente il belcanto, basterebbe accompagnarlo a un concerto di Mariella Devia. Sembrerebbe brutto a dirsi ma Mariella Devia è oggi un “fenomeno vocale “senza pari. La cantante ligure infatti a sessantun’anni compiuti dal suo debutto nel 1973 vincendo il concorso Toti dal Monte a Treviso, non ha rivali. Innanzi tutto se consideriamo le sue condizioni vocali assolutamente intatte: la freschezza e la genuinità di un emissione impareggiabile, la perfezione assoluta in ogni nota dei suoi registri, che eccellono non  più solo nelle zone più acute del pentagramma ma oggi anche in quelle centrali. E’ stato così che il 6 marzo scorso, il Teatro Verdi di Gorizia ha potuto a ragione intitolare il concerto “La regina del belcanto”. E stata discretamente accompagnata dall’Orchestra Sinfonica e dal Coro del Friuli Venezia Giulia diretti da Fabrizio Ventura. Il programma era di quelli da fra tremare le vene a quasi tutti i soprani. D’impostazione callasiana ! Peccato che con le tante finte Callas che abbiamo visto passare come comete in tanti anni di frequentazione teatrale e di ascolti, la signora Devia non abbia praticamente nulla a che fare, essendo il suo gusto, il suo stile, il suo carattere, la sua voce la sua sensibilità assolutamente diverse da quelle della celebre divina Maria . Non volendoci inoltrare in polemiche che ci porterebbero su sentieri intricatissimi, diremo con quale soavità e adesione romantica sono state intonate prima la grande aria finale da Anna Bolena “Al dolce guidami castel natio” e poi “ Deh, tu di un’umile”dalla grande scena  finale tripartita della Maria Stuarda di Donizetti . La parte centrale del concerto è stata poi dedicata a Norma con una magistrale “Casta diva”dai chiaroscuri e dalle tinte variegatissime che non lasciavano mai spazio a portamenti o “miagolii” cui troppo spesso siamo stati abituati da cantanti modeste. Vero e proprio cavallo di battaglia è stata poi la cavatina di Giulietta dai Capuleti e Montecchi di Bellini che frequentemente ascoltata un po’dovunque, diventa facilmente una nenia interminabile. Colori, fraseggio e accenti nel canto della Devia ne hanno fatto un ‘interpretazione a dir poco da antologia. Il Pirata con la sua scena finale tripartita intervallata dal coro, ha mirabilmente concluso il concerto. Acclamatissima dal pubblico ha concesso un unico ma significativo bis:”Addio del passato “ da Traviata.

                                                               Umberto Fornasier