Krylov inaugura il Verdi di Trieste

Come ogni buon critico ben sa il termine eccezionale va usato assai raramente, considerata poi l’abbondanza smisurata con la quale tale termine viene usato nella vita di tutti i giorni . Abbiamo potuto ascoltare il violinista russo Sergey Krylov con la pianista Stefania Mormone da parecchi anni in diversi concerti da camera alla milanese società dei concerti . Ciò che ci ha particolarmente stupiti nel concerto di domenica 27 settembre al Verdi di Trieste è stata l’ouverture fantasia Romeo e Giulietta del celebre Ciaikovski con la quale Krylov ha inaugurato il concerto nella duplice veste di direttore e violinista . L’orchestra del Verdi è apparsa così particolarmente incisiva nella sezione degli archi tesi in prontezza, stacco ed elasticità difficili da ascoltare. La più distesa classicità del celeberrimo concerto di Mendelssohn ha poi consentito a Krylov di confermare ancora una volta una linea interpretativa mai fine a se stessa ma sempre finalizzata a un romanticismo contenuto e mai esagerato. Nell’ouverture La Gazza ladra di Rossini, pur nella perfetta tenuta dell’insieme orchestrale avremmo forse preferito una linea meno enfatizzata nello stile primo Ottocento. Il programma si chiudeva strizzando l’occhio al virtuosismo  più acceso nell’esecuzione della celeberrima Campanella di Paganini con la quale Krylov sfogava invece il coté più brillante del suo violino. In seguito alle ripetute acclamazioni sono poi stati eseguiti ben due bis fra cui la mozartiana ouverture dalle Nozze di Figaro e poi quella di Mendelssohn da Sogno di una notte di mezz’estate. Numerose le ovazioni di pubblico per un concerto di grande livello, in cui ogni sezione dell’orchestra si è potuta distinguere.