Jonas Kaufmann a Lubiana e a Verona

Questa fiacca e torrida estate musicale 2021 è stata impreziosita da una cometa il cui segno non sarà facile nè dimenticare nè tantomeno uguagliare: il grande Jonas Kaufmann che abbiamo avuto il piacere di poter seguire nei due concerti a noi più vicini; Lubiana e Verona. Il sessantanovesimo festival di Lubiana non si è fatto imtimorire dal Covid programmando anche quest’anno una serie di proposte di alto livello tale da porsi ai primissimi posti a livello internazionale. Modificando la prevista collocazione all’aperto dalla grande piazza ai piedi del castello della capitale slovena alla Cankarjev Dom. La sua lussuosa acustica che ha permesso di assaporare ogni più accurata sfumatura della generosa vocalità del massimo tenore tedesco. L’Orchestra della Radiotelevisione Slovena diretta da Jochen Rieder ha presentato da parte sua un programma articolato in due parti ben distinte. Nella prima il tenore ha presentato alcune fra le più famose arie del repertorio italiano dedicate al registro drammatico e sostenute con la più grande facilità . Ciò che stupisce ogni volta di più nella linea interpretativa di Kaufmann è il completo ed assoluto dominio del fiato che gli permette di interpretare le più ardue arie  con uno stile belcantistico assolutamente degno dei più grandi tenori di grazia . Questa è forse la maggiore conquista che si deve ascrivere a questo tenore . La capacità di eseguire filati,, rinforzati e in genere di fraseggiare in qualsiasi tessitura ha veramente dell’incredibile. Nonostante ciò uno stile che fa pensare al leggendario Miguel Fleta, non appare mai gratuito e fine a se stesso ma sempre al servizio della musica. Ma è stato nella seconda parte che Kaufmann ha sfoderato le maggiori frecce al suo impareggiabile arco: la scultorea capacità di raffigurare un Siegmund non solo da antologia ma eroico e delicato insieme. Nei Maestri Cantori di Norimberga Kaufmann ha dato forse una prova ancora più personale ed originale dello stile interpretativo che lo contraddistingue esprimendo accorata e profonda partecipazione emotiva. Il programma si concludeva con la grande aria di Lohengrin in cui Kaufmann poteva sciorinare ogni più accurata sfumatura e colore belcantistico senza apparire mai lezioso. La parte orchestrale del concerto era adeguata alle arie eseguite e presentava un ‘orchestra in ottima forma,compatta e ben diretta. In particolare la Danza delle ore da Gioconda e la verdiana ouverture dei Vespri, mentre nella seconda parte la celeberrima Cavalcata seguita da Lohengrin e dai Maestri Cantori.  Unico appunto anche se non di poco conto: sonorità spesso sovrabbondanti alla pur notevole proiezione vocale del grande Kaufmann. Il trionfo poi con la generosa elargizione dei bis che giungeva fino  all’operetta in una seriedi ovazioni interminabili. Diverso il discorso per il concerto veronese dove Kaufmann faceva il suo debutto in una serata dalle grandi attese. Diciamo subito che pur trattandosi della stessa direzione musicale ci siamo trovati di fronte ad un ‘orchestra che aveva ben poco da dire sul piano del suono wagneriano e su quella imperativa “volontà di potenza ” insite nello stesso tessuto musicale del massimo compositore tedesco. Il grande duetto dal primo atto di Walkiria non è sembrato ,infatti la migliore delle introduzioni al concerto. Da un lato la mancanza di quel suono ricco pastoso e imponente nonostante l’ impressionante presenza di professori d’orchestra, dall’altro la vocalità spesso sforzata di Martina Serafin, non aiutavano certo a dipanare le sublimi delicatezze del canto di Kaufmann che presentava suadenti filati e legati come difficilmente ci è mai stato dato di ascoltare. Miglior risultato nella seconda parte del repertorio italiano dove la grande scena di Alvaro dalla Forza del destino ha permesso all’elegante vocalità di Kaufmann di dispiegarsi anche in “Un dì all ‘azzurro spazio” dallo Chénier di Giordano. Difficile è stato invece non poter notare i suoni striduli e sforzati della Serafin sia nella verdiana Lady Macbeth come pure nel duetto sempre dallo Chénier. Ben sette i bis fra cui anche “Tace il labbro” dalla Vedova Allegra  di Franz Lehar.