Jessica Pratt alla Verdi

Potremmo definire “concerto di belcanto”quello  tenuto  dal soprano australiano Jessica Pratt e dal direttore Jader Bignamini alla testa dell’Orchestra Verdi giovedì sera all’auditorium Città di Milano. Il soprano australiano a sette anni dal debutto, comincia infatti a conquistare un pubblico di affezionati in una sala non riservata all’opera . Vera antidiva per eccellenza nella semplicità del suo modo di presentarsi e di vestire, la giovane Pratt sembra aver ben chiaro il suo repertorio: quello del soprano lirico-leggero. Se non fosse per un Guglielmo Tell e una Giovanna D’arco,interpretate qualche tempo fa  che non pensiamo certo siano state fra le migliori sue scelte. E’ stato infatti nelle lucenti colorature di Amenaide nel rossiniano Tancredi che la Pratt ha brillato maggiormente, come pure nelle agilità di “Oh beau pays “ dagli Ugonotti di Meyerbeer. Precisa , con acuti e sovracuti per lei facili, pur non possedendo un timbro particolarmente affascinante, il soprano  australiano si destreggia con acrobaticità nelle zone più elevate del suo registro vocale. in particolare nel Candide di Bernstein eseguito come bis, ottiene grandi consensi di pubblico. Rimane forse non originalissima nel fraseggio e nella mancanza di certi abbandoni estatici che avremmo volentieri apprezzato nei Puritani o in Lucia. In questi lo scavo della parola e della frase, vero riflesso dell’intimo sentire di un personaggio, sembrano ancora abbastanza lontani dal suo vocabolario interpretativo. Vorremmo precisare che tali “sfumature” sono però obiettivi esclusivi di interpreti storiche come Renata Scotto o Edita Gruberova. La direzione di Jader Bignamini ha soddisfatto pienamente per grande senso drammatico e teatrale . Una valida bacchetta in grado di conferire una prospettiva teatrale sia nel rossiniano Guglielmo Tell come pure nella splendida Sinfonia dalla verdiana Luisa Miller. Forse nell’insieme un eccessivo vigore legato a sonorità spesso un po’ esagerate per la sala. L’Orchestra Verdi ha dimostrato compattezza e una certa elasticità nel dipanare sia le pagine sinfoniche come quelle operistiche.  Oltre a Candide anche I Puritani sono stati bissati a grande richiesta.