Jenufa al Comunale di Bologna

Il compositore ceco Leos Janacek è indubbiamente fra i più misconosciuti in Italia,anche se negli ultimi anni non poche sono state le riprese di alcune fra le sue opere. Il capolavoro del 1904 Jenufa viene presentato questa primavera a Bologna con grande successo, grazie a una coproduzione con il Théatre Royal de la Monnaie di Bruxelles. Vi è la firma di uno fra i più apprezzati registi in campo internazionale quali il lettone Alvis Hermanis, autore fra l’altro della regia anche di un Trovatore piuttosto originale allo scorso Festival di Salisburgo. Ma questa Jenufa che vede il nostro graditissimo ritorno nella splendida sala del Bibiena dopo diverso tempo di assenza ci ha riempito di soddisfazione. In primis per un teatro gremitissimo ma anche per un titolo assai poco popolare come dicevamo. Uno spettacolo quello di Hermanis perfettamente coordinato ci è sembrato di capire su due piani: quello immaginario fantastico del primo e terzo atto che vede nelle fantasie o aspirazioni della vecchia Kostelnicka che vorrebbe per sé e per la figliastra Jenufa una realtà ben diversa da quella che effettivamente è rappresentata nella squallida cucina del secondo atto .E, questo il momento infatti in cui viene realizzato l’atroce delitto cioè a dire l’uccisione del neonato.  Kostelnicka compie il delitto sperando  di vedere realizzato il suo sogno cioè che la Jenufa sposi il ricco Steva anziché il fratello povero Laca da lei amato. Dicevamo il doppio piano concettuale da un lato quello delle bambole e dei ballerine danzanti secondo la tradizione morava nel primo e nel terzo atto, dall’altro quello della triste realtà della vita della povera Jenufa schiava della morale comune e non veramente padrona della propria condizione di donna moderna libera e autonoma. Dobbiamo dire che è inutile cercare nei caldi colori delle scene e dei costumi di Hermanis quelli del dramma di Janacek.  Nella produzione bolognese la direzione orchestrale per così dire sinfonica di Juraj Valcuha, appariva quasi spesso prevaricante nei confronti dei cantanti,per così dire sinfonica. Nello stesso tempo incisiva risoluta e precisa ma soprattutto adatta a significare quel sinfonismo sempre teso e ansioso così lontano dal canto all’italiana cui siamo abituati. Ottimi i cantanti da noi ascoltati nella replica pomeridiana del 18 aprile : in primis la splendida Angeles Blancas Gulin piena di grinta e sicurezza sia vocale che scenica . Ira Bertman era una appassionata Jenufa . Jan Vacik un saldo Laca mentre lo Steva di Ales Brescein si distingueva in tutta la pienezza di un bel timbro. Ottimi poi orchestra e coro del Comunale per un caloroso successo.