Incoronazione a Martina Franca

L’ambizione delusa di Leonardo Leo e La lotta d’Ercole con Acheloo di Agostino Steffani sono state le produzioni che hanno fatto conoscere il talento di Antonio Greco al raffinato ed esigente pubblico del festival della Valle d’Itria gli anni scorsi nel chiostro di San Domenico. Lo spazio più esclusivo e raffinato della fascinosa Martina Franca veniva da anni riservato al giovane ma esperto direttore che fa della riscoperta del grande barocco il suo terreno d’elezione. Quest’anno la prova era comunque di quelle che non lasciano spazio a incertezze visto che l’Incoronazione del grande Monteverdi è stata da sempre banco di prova dei maggiori specialisti degli strumenti antichi. Lontano dal pesante organico di Harnoncourt o di Christie Greco si librava leggero come una brezza primaverile all’interno del capolavoro Monteverdiano . la sua Poppea è apparsa intrisa di una sensualità mista ad eleganza e fatata musicalità come raramente abbiamo potuto ascoltare in passato. Inoltre pur avvalorandosi di qualche taglio l’immortale storia dell’ambiziosa Poppea, modernissima arrampicatrice sociale ed insieme femminista convinta appariva in tutto il suo compiuto senso . Merito anche dell’accuratissima pronuncia dei giovani ma preparatissimi interpreti quasi completamente di sesso femminile come d’altronde era nella grande tradizione barocca in cui la voce virile non era ritenuta degna di considerazione. Attenta e non priva di fascino la regia di Gianmaria Aliverta che pur mai voleva calcare la mano sulla sensualità, ma si manteneva sempre su una sobrietà lineare ma efficace. I costumi di Alessio Rosati ben costruiti nella loro semplicità ben strutturata. Quiteria Munoz Ingrada era una seduttiva Poppea non meno del Nerone di Shaked Bar. Francesco Sartorato era un convincente Ottone mentre ottima era l’Ottavia di Anna Bessi . Nicolò Donini era un Seneca di sicura presa drammaturgica. Grande successo pubblico per la raffinata rappresentazione.