Il mondo della luna al Malibran

Il teatro alla Fenice è da sempre culla di chicche più o meno pregevoli. Il regno della luna di Niccolò Piccinni non è infatti un titolo noto neppure agli appassionati di rarità quali possiamo essere noi critici o melomani . Il fatto di rappresentarli al Malibran e di rivolgersi in particolare ai giovanissimi quali i ragazzi delle scuole superiori è senza dubbio una sfida vinta. In un teatro tutto esaurito con inizio alle 11 di mattina abbiamo potuto infatti constatare l’assoluto interesse con cui i ragazzi hanno assistito a uno spettacolo per la verità non ricco di musica neppure densa di melodie orecchiabili ma piuttosto di recitativi. Ben lontana dal mondo della luna di goldoniana memoria quella di Piccinni, che risale al 1770 , nell’edizione rappresentata negli scorsi giorni al veneziano Malibran. Sotto la direzione di Giovanni Battista Rigon l’opera appariva infatti un po’ svuotata di arie e sbilanciata in favore dell’azione scenica peraltro abbastanza piacevole nella conduzione registica di Davide Garattini Raimondi. L’ambientazione anni 70 risultava per una volta perfettamente calzante e affatto fastidiosa. Se anche la gestualità dei giovani cantanti fosse stata un po’ più originale e meno scontata il gioco scenico sarebbe stato più appassionante. L’Orchestra barocca del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia nulla aveva da invidiare a certe orchestre di teatri lirici. La direzione di Rigon appariva più che discreta per una prima rappresentazione in tempi moderni dove non ci possono essere troppi punti di riferimento interpretativi. Nel cast si distingueva l’agile vocalità di Dahee Min nella parte di Astolfina . Ottimo successo di pubblico nella recita del 18 maggio.