il Barbiere al Verdi di Trieste

Da rossiniani doc quali siamo dobbiamo gioire ogni volta che viene portata in scena una partitura del cigno di Pesaro. Nello stesso tempo da critici obiettivi dobbiamo anche porgi l’interrogativo : perchè un nuovo allestimento? quale l’urgenza artistica dietro di esso?. Francamente in questo caso ci sfugge proprio. La regia di Massimo Luconi di questa produzione non disturbava l’occhio e non sembrava certo costosa sapendo un pò di trovarobato. Peccato che mancava l’impronta di una mano comica degna di esaltare la cartteristica principle di quest’opera lasciando ai singoli cantanti il compito di fare acnhe da mattatori. Il libretto così ricco di situazioni invoglia quasi sempre il regista a scherzare e ad eccedere talvolta . In questo caso mancava invece una vera impronta personale. Diverso il discorso sul piano musicale nell’orchestra ben diretta da Francesco Quattrocchi che sceglieva una via di mezzo fra la rigidità di certe letture troppo legate all’edizione critica e quelle al contrario troppo di tradizione. Piatto forte del cast era l’Almaviva di Antonino Siragusa ben lontano da certi tenorini di tradizione  dalla vocalità poco calzante per un grande di Spagna. Siragusa in possesso di notevole sicurezza tecnica ma anche di charme interpretativo non indifferente dà di Almaviva una immagine intensa ma insieme piena di sfumature e nuances partendo dalle due prime arie per finire nella grande scena tripartita finale dove in un fluire di agilità sciorinate con grande padronanza si realizza come un vero protagonista. Al suo fianco il baritono Mario Cassi aveva di Figaro una prorompente vitalità e un timbro imponente e gradevole. Forse qualche finezza belcantistica potrebbe impreziosire ancora la sua interpretazione. La rosina di Paola Gardina aveva un certo charme e una bella zona centrale mentre difettava nel settore acuto. Elegante e personale Fabio Previati come Don Bartolo . Il Don Basilio di Guido Loconsolo si caratterizzava per un notevole timbro scuro e persuasivo. Anche Elisa Verzierben ben ritraeva Berta nel sua breve aria come pure il Fiorello di Giuseppe Esposito. L’orchestra e il coro del Verdi si disimpegnavano con professionalità nel capolavoro rossiniano. Notevole il successo finale alla prima in una sala non gremita.