Giulio Cesare a Parigi al Palais Garnier

Già da qualche anno non varcavamo più la soglia del Palais Garnier e in verità dobbiamo dire che l’emozione non è stata poca, anche se sono decisamente molti i teatri che ci hanno visti come attenti spettatori . In effetti questo tempio immortale dell’opera se a prima vista conserva tutta la maestosa imponenza, nei dettagli avrebbe bisogno di una rinfrescata per non dire di un accurato restauro. L’occasione era ghiottissima: Giulio Cesare capolavoro handeliano in versione pressoché integrale con la nuova produzione firmata da Laurent Pelly la direzione di Emmanuelle Haim e un cast dominato da Natalie Dessay, Lawrence Zazzo e Isabel Leonard, Christophe Dumaux. Neanche a dirlo tutto esaurito per le dieci repliche. Quale teatro italiano potrebbe vantarsi di simili risultati? Ma Handel non compose opere italiane e solo qualche oratorio in inglese? Il paese del belcanto sembra essersi dimenticato di uno fra i più grandi geni della storia musicale. Ma i sovrintendenti dicono che Handel non è teatrale. Qualche togato critico di nostra conoscenza si permette pure di affermare che si tratta di sequenze di arie poco teatrali. Ma in questo caso il regista Pelly agisce decisamente trasportando l’azione ai giorni nostri e all’interno di un museo non meglio precisato ma probabilmente quello archeologico di El Cairo. Non un’idea nuovissima anche perché talmente tante sono state ormai le produzioni che è veramente difficile dire qualcosa di nuovo. In tutti i casi la sigla personale di Pelly è questo grande senso del ritmo musicale, la recitazione dei cantanti e il senso comico infuso un pò a tutta l’opera, escluso qualche momento elegiaco o patetico. Comprendiamo il punto di vista dei non pochi tradizionalisti, ma in cuor nostro non ci sentiamo di condannare una regia così dettagliata e precisa e soprattutto con il  perfetto senso ritmico. Emmanuelle Haim dirigeva l’Orchestre du Concert d’Astrèe, un ‘orchestra piuttosto nutrita e dal suono assai corposo per una partitura del 1724. La tenuta nell’insieme non mancava mai ma talvolta il bilanciamento orchestra voci era a netto sfavore di quest’ultime, che risultavano piuttosto penalizzate. Avremmo desiderato anche una maggiore tavolozza di colori e di dinamiche sfumate che in alcuni momenti sembravano mancare. Il cast appariva di notevole livello e stilisticamente appropriato oltre che assai impegnato nella recitazione. In primis Lawrence Zazzo recentemente da noi apprezzato nel Radamisto handeliano andato in scena in ottobre all’English National Opera cioè al London Coliseum. Ha presentato un Cesare profondamente sfaccettato interpretativamente: sensibile ma anche amante appassionato a suo agio in ogni parte della tessitura sia nelle agilità come nel canto spianato. A tutt’oggi un vero fuoriclasse nel gusto nello stile e nella misura. Natalie Dessay impareggiabile sul piano interpretativo nel canto elegiaco, si trova invece a fare i conti con una vocalità assai meno estesa di quella di un tempo nel settore acuto, dove riesce ad arrivare senza quello splendore e quella luminosità che speriamo possa recuperare. Doti attoriali e comiche la rendono comunque una Cleopatra di pregio. Vardhui Abrahamyan è stata una Cornelia dal timbro bronzeo, sicura nel medium della voce. Isabel Leonard un Sesto invece assai poco mezzosoprranile ma ugualmente piena di fascino e stile vocale. Il controtenore Christophe Dumaux è stato un Tolomeo di rilievo protagonistico dall’impeto esemplare. Un po’parossistico e sopra le righe il Nireno di Dominique Visse. Un vero mistero è stato invece Nathan Berg nella parte di Achilla. Un basso assolutamente estraneo ad ogni belcantismo handeliano. Grande successo per tutti nella recita da noi visionata che presumiamo sarà diffusa in DVD.