Esemplare Manrico alla Fenice

Come si sa Trovatore è titolo da far tremare le vene ai polsi di qualsiasi direttore artistico , ma è anche come diceva  il maestro Ortombina en passant “la madre di tutte le opere”. Detto ciò e considerata anche la disponibilità di un tenore come Gregory Kunde per tutte le repliche, bene ha fatto la Fenice a mettere in scena il capolavoro Verdiano. In particolare l’allestimento di Lorenzo Mariani non era privo di interesse. Alleggerito, ripulito da tante incrostazioni di tradizione, ma nello stesso tempo rispettoso di essa, per quanto possibile si basava su una rielaborazione scenica attraverso immagini tratte da alcuni celebri dipinti di impronta ottocentesca . Ciò non impediva al regista di curare non solo la recitazione dei singoli ma anche quella del coro in un’attenta strutturazione gestuale . Le sapienti scene e i costumi di William Orlandi insieme alle luci quasi cinematografiche di Christian Pinaud contribuivano non poco alla riuscita delle lunari atmosfere del libretto di Cammarano. L’impostazione protoromantica belliniana sembrava  essere anche alla base della lettura orchestrale di Daniele Rustioni che dilatando ampiamente i tempi, volendo assecondare i cantanti, spesso perdeva di tensione drammatica. Anche qualche fragore di troppo nelle parti d’insieme si sarebbe potuto evitare. Un peccato poi il taglio dei ballabili che avremmo ascoltato e visto volentieri in un simile contesto scenico. Gregory Kunde protagonista è il Manrico ideale . La sua estrazione belcantistica rossiniana lo pone al di fuori della incrostata tradizione verista che ne faceva cavallo di battaglia dei fanatici loggionisti fautori dell’inascoltabili “do di petto “ma restituisce il personaggio a chi come il celeberrimo tenore americano è in grado di eseguire trilli e agilità senza alcun problema, pur possedendo medium da vero tenore drammatico. Scavo del personaggio e accenti ne fanno un Manrico unico e toccante. Non lo stesso possiamo dire degli altri tre principali solisti. Carmen Giannattasio è stata una Leonora spesso in difficoltà in una parte per lei assai aspra al pari del Conte di Luna di Artur Rucinski. Veronica Simeoni pur non cantando male mancava di spessore, colore e accenti necessari ad Azucena. Positivo invece il Ferrando di Roberto Tagliavini e discreti in generale i comprimari . Buona prova dell’orchestra della Fenice mentre qualche riserva sul coro non perfettamente amalgamato nelle sue sezioni. Ottimo successo di pubblico alla prima.