Elisir al Verdi di Trieste

Vi era un tempo in cui il teatro Verdi di Trieste si distingueva per le sue chicche e l’originalità delle sue proposte. Quel tempo è passato ( se non fosse per il Principe Igor andato in scena recentemente cui non abbiamo potuto assistere). Si preferisce il repertorio più rassicurante è a dimostrarlo vi è il fatto che nel giro di quattro anni il capolavoro donizettiano  Elisir d’amore è stato messo in scena per ben due volte. Come recita la locandina ispirato al “Circo” di Fernando Botero è stata indubbiamente la motivazione di questo nuovo allestimento di uno fra i più celebri titoli del repertorio comico non solo italiano ma in assoluto . A dire il vero l’allestimento di Victor Garcia Sierra dimostrava tutto il suo motivo d’essere e la sua vivacità non solo nelle scene palesemente boteriane ma anche nella gestualità, trasmessa dalle masse coreutiche genuinamente spontanee nella comicità. Una realizzazione non banale ma spiritosa senza essere scontata . Non lo stesso possiamo dire della direzione di Simon Krecic poco generosa  di colori sfumature e sensibilità in genere ma anche spesso scollata dal palcoscenico. Il cast era nel suo insieme di buon livello, bella sorpresa il Belcore di Leon Kim dal timbro morbido e pastoso pensiamo che darà in futuro belle soddisfazioni se arricchito da un fraseggio. Il decano Bruno De Simone era un fine dicitore come Dulcamara evitando pesantezze di tradizione. Francesco Castoro era un Nemorino significativo nel timbro vocale anche se non raffinatissimo nei chiaroscuri, mentre Claudia Pavone dava di Adina una decorosa presentazione anche se non  nelle agilità e nel fraseggio . Discreta la Giannetta di Rinako Ara . Buono il coro per un sentito  successo alla prima rappresentazione.