Don Checco a Martina Franca

Don Checco di Nicola De Giosa è stata indubbiamente la più godibile e gioiosa fra le proposte del Festival martinese di quest’anno. Non una vera e propria operetta ma un’opera comica quasi un secondo Don Pasquale quella composta da De Giosa e rappresentata con grande successo per molti anni durante il secolo scorso. L’ edizione martinese già presentata pochi mesi fa dal San Carlo di Napoli giustamente rispettosa dell’originale canovaccio in dialetto napoletano, che fa parte integrante del libretto avrebbe però dovuto avvantaggiarsi di una traduzione con sottotitoli, vista l’internazionalità del prestigioso Festival della Valle d’Itria. Se la corretta regia di Lorenzo Amato che si avvaleva degli appropriati costumi di Giusi Giustino e delle scene di Nicola Rubertelli appariva perfettamente calzante al canovaccio comico tale da farci apparire Don Checco come qualcosa da noi già conosciuto , la mancata comprensione dei testi era aspetto altrettanto inoppugnabile. Ascoltando la musica di De Giosa sembra di averla sempre conosciuta, intrisa così com’è di donizettismi. Ma Don Checco nell’agile lettura del direttore Matteo Beltrami è risultato pieno non solo di gusto ma anche di fantasia ricca di temi di danza fra cui valzer e quant’altri tale da domandarci come si sia potuta mettere da parte una così agile e godibile partitura teatrale per tanto tempo. Ascoltando Don Checco sembra quasi di conoscere già questa musica così facile così popolare ma nello stesso tempo così piena di spunti e idee sempre nuove. Viene anche da pensare che la somiglianza con Don Pasquale è decisamente evidente anche se non si possono azzardare paragoni vista la genialità del capolavoro donizettiano. Di un certo livello anche il cast che vedeva nella prorompente personalità di Domenico Colaianni la costruzione comica principale anche se il Bertolaccio di Carmine Monaco rivaleggiava a ragione. La Fiorina di Carolina Lippo pur non in possesso di un timbro fra i più felici, si destreggiava con facilità . Vera rivelazione era poi la chiara vocalità di Francesco Castoro un Carletto di tutto rispetto che fa pensare a un ottimo Ernesto del Don Pasquale . L’Orchestra Internazionale d’Italia si disimpegnava con serenità nell’agile partitura non meno del coro Transilvania di Cluj Napoca.