Don Carlo alla Fenice

Don Carlo è la quarta opera che Verdi compose su un dramma di Schiller ma è forse la più profonda e la più interessante dal punto di vista drammaturgico. L’introspezione psicologica che Verdi opera sui sei personaggi rende quest’opera probabilmente non solo la più fosca e intensa fra tutte ma anche quella che permette ad ogni interprete sia sulla scena come nel golfo mistico di potersi esprimere al massimo. Nel caso dell’allestimento del grande,teatro veneziano risulta poi assai difficile attribuire la palma del migliore risultato. La regia di Robert Carsen era di quelle che non lasciano spazio a dubbi:la centralità assoluta di Rodrigo vero protagonista manipolatore degli altri personaggi. Verdi presenta infatti nella tessitura del baritono le pagine forse più belle dell’opera e Carsen accentua questo. In più la sontuosa vocalità di Julian Kim sembra studiata apposta per questo ruolo tale da poter paragonare questo baritono ad alcuni grandi del passato . Carsen appresta un Don Carlo minimalista nella sua monocromia,dove solo un velo bianco sul capo di Elisabetta rompe un sostanziale grigio nero imperante.Il marchese di Posa infatti non muore ma si rialza e va a stringere la mano al grande Inquisitore.  A parte questa trovata piuttosto personale e forse criticabile ciè che convince pienamente è la resa gestuale non solo dei protagonisti vocali ma anche delle masse coreutiche che si disimpegnano quasi fossero dei veri primi attori. Myung Whun Chung ha confermato le aspettative di grande direttore verdiano profondendo spessore drammatico e matura densità alla partitura. Unica pecca di una direzione assai brillante e sempre emozionante un volume sonoro spesso sovrastante le voci. Un’interpretazione comunque antologica anche nella resa degli insiemi coro e orchestra. Il cast era decisamente all’altezza della situazione. Piero Pretti è stato un valido protagonista ben sicuro nel settore acuto. Filippo II era Alex Esposito intenso e autorevole. Autorevole e insinuante il grande inquisitore di Marco Spotti. Elisabetta di Maria Agresta sempre convincente in tutti i registri . Veronica Simeoni era sensuale e disperata comme il faut. Buono anche il livello dei comprimari. Trionfo alla recita del 7 dicembre per tutto il cast.