Devereux al Carlo Felice di Genova

Roberto Devereux al Carlo Felice di Genova è decisamente un titolo fortunato. Grande trionfo infatti nel prestigioso teatro lirico genovese che sembra aver abbandonato gli anni bui per rinascere agli splendori seguenti all’inaugurazione del 1991. Uno fra i più belli e funzionali teatri lirici in campo internazionale vide infatti i trionfi di Raina Kabaiwanska nel 1993 in questo ruolo. Tali momenti non sembrano per noi così lontani visto che non solo eravamo presenti ma consideriamo l’eccezionale interpretazione di un‘artista non propriamente specializzata nello stile belcantistico. Mariella Devia, la cui splendente carriera ben conosciamo fin dal 1988 con gli sbalorditivi Puritani di Bologna e Sonnambula di Como, incorona con l’Elisabetta di Roberto Devereux una fra le sue più magistrali interpretazioni. A dispetto di coloro che la definivano “leggerina”, il grande soprano ligure ha trovato proprio nelle tessiture centrali di questa partitura donizettiana, il valore di un’interpretazione magniloquente che nulla ha che vedere con le agilità querule di certi sopranini (anche liguri fra l’altro) pre Devia. Una regina forte e determinata ma insieme donna fragile e esposta sul versante amoroso quella della grande Mariella, che non ha dato alcun segno di incrinature nemmeno sul piano strettamente belcantistico. Suoni di petto calibrati con rara maestria e senso della parola nella più originale tradizione belcantistica, fanno si che questa regina donizettiana sia da ascrivere non solo al fianco di quelle di Beverly Sills o di Edita Gruberova ma anche di Montserrat Caballé, passata ormai alla leggenda. Al suo fianco Sonia Ganassi rinata a una vocalità che i più invidiosi e perfidi detrattori pensavano ormai perduta, ha dimostrato ancora una volta la grandezza della sua arte. Degna dell’agone concepito da Donizetti per Elisabetta e Sara la sua amica-rivale in amore, la Ganassi ha esibito uniformità di registro e piglio interpretativo che sempre le abbiamo riconosciuto. Anche sul versante maschile il cast si faceva decisamente valere. Partendo dalla tenorilità di Stefan Pop che sosteneva il ruolo del titolo con il giusto slancio ma che vediamo in futuro più adatto a ruolo più drammatici che belcantistici . Mansoo Kim proponeva invece un Nottingham aggressivo e perfido comme il faut, anche se chiamato a una sostituzione dell’ultima ora. La direzione del giovane Francesco Lanzillotta non ha avuto carenze di sorta : atta a sostenere il belcanto in ogni sua esigenza non ha mancato di drammaticità e peso senza mai cadere in eccessi. Buona ma non ottima la prova del coro del Carlo Felice. La regia di Alfonso Antoniozzi non riservava particolari sorprese mantenendosi su una corretta descrittività, avvalendosi degli splendidi costumi di Gianluca Falaschi e delle valide scene di Monica Manganelli. Ci saremmo risparmiati la presenza di un onnipresente buffone di corte, che ricordava molto Rigoletto se non fosse stato per gli agili passi di danza. Anche un ampio costume atto a rappresentare una carta geografica come il regno sterminato di Elisabetta, ci è sembrato un di più. Trionfi al termine per tutta la compagnia in un teatro gremitissimo di appassionati e non di turisti.