Der Vampyr di Heinrich August Marschner

der-vampyr-foto-di-rocco-casaluci_08.jpgDer Vampyr di Marschner ha aperto la stagione 2009 del Comunale di Bologna. Un titolo coraggioso questo, sconosciuto alla maggior parte degli appassionati d’opera e dobbiamo lodare la direzione artistica di Marco Tutino. Per l’inaugurazione della stagione del Comunale di Bologna non si poteva infatti fare scelta più felice invece dei soliti titoli di repertorio che inflazionano ormai un po dappertutto . L’opera non era mai stata rappresentata in Italia e non si capisce come mai visto che non è affatto priva di spunti interessanti, tanto più che nell’Ottocento godette di grande successo a partire dalla sua prima rappresentazione a Dresda nel 1828. Neanche a farlo apposta è poi in uscita proprio in questi giorni un film americano di grande successo in cui il giovane e affascinante vampiro diventa irresistibile soprattutto per le ragazzine. Diciamo subito che la principale attrattiva dell’allestimento bolognese è stata quella musicale con un Roberto Abbado sul podio particolarmente preciso e attento a dipanare le matasse di una partitura in cui le influenze del grande Karl Maria Von Weber appaiono forti, ma in cui si individuano pure presagi wagneriani. Qualche slancio romantico in più sarebbe stato auspicabile fin dall’ouverture ma ci viene il dubbio che sarebbe poi mancato un equilibrio unitario. Dovendo il direttore concertare insieme cantanti e orchestra non sempre le voci sono apparse in grado di reggere sonorità e tempi sostenuti. Ma l’occasione perduta veniva purtroppo dalla regia di Pier Luigi Pizzi che quasi mai ha riservato sorprese positive. In questo caso si voleva modernizzare l’ambientazione originale del testo di Wohlbruck trasportandola in un improbabile epoca moderna dove ad esempio all’inizio del secondo atto si ballava nondimeno che il twist. Nel primo atto invece la prima scena ospitava una “copia” del famoso dipinto di Courbet, “Alle origini del mondo”, facendo così diventare il sesso femminile quella che sarebbe dovuta essere la caverna del vampiro. Fino ad ora una certa eleganza di stile era da riconoscere all’ormai anziano regista, mentre in questa produzione, fatta eccezione per qualche costume la sobrietà e la bellezza, risultavano spesso latitanti. Anche l’aspetto comico che Pizzi cercava in qualche modo di sottolineare, appariva spesso insufficiente lontano dallo spirito originario dell’epoca. Per una volta sarebbe bastato attenersi alla semplice drammaturgia originale: un vampiro che per ottenere un anno di libertà dalla schiavitù e recarsi fra gli uomini, è costretto a sacrificare tre vergini. Nel cast brillava John Osborn, autentico tenore lirico nella parte di Edgar Aubry , mentre il Ruthven di Detlef Roth era privo di smalto e spessore vocale. Disinvolta e sicura la Janthe di Manuela Bisceglie come pure la Malwina di Carmela Remigio. Discreta anche Donata D’Annunzio Lombardi come Emmy. Sgradevole invece il giovane Paolo Cauteruccio come Gorge Dibdin.Ottima la prova del coro diretto da Paolo Vero.

Trionfo di pubblico entusiasta con numerose chiamate al proscenio.