Archivio di luglio 2020

Francesco Meli Luca Salsi alla Fenice

giovedì 30 luglio 2020

Un luglio di rinascita quello del teatro Alla Fenice che si è felicemente concluso con un concerto vocale dal programma attualmente piuttosto insolito anche se molto popolare nei cartelloni del tempo andato.  Il pianista Davide Cavalli al centro della platea del prestigiosissimo teatro veneziano si è cimentato nell’esecuzione di due impegnativi pezzi della lettereatura pianistica. L’Etude op. 2 n. 1 di Scrjabin ,dai soffusi chiaroscuri estetizzanti mentre le Funerailles dalle Harmonies poétiques et religieuses di Franz Liszt evidenziavano invece gli aspetti più virtuosistici del pianismo ottocentesco espresso in questo caso con una contenuta eleganza. Per il resto il concerto si dipanava su alcuni fra i più celebri duetti verdiani in particolare da Don Carlo, Ballo in maschera, Forza del destino, e Otello. Francesco Meli e Luca Salsi pur cimentandosi attualmente nel repertorio verdiano nei maggiori teatri italiani ed esteri non sarebbero stati in passato classificati come “verdiani”. In particolare Meli proviene da una prima parte della carriera di impostazione belcantista soprattutto rossiniana e lo ha ben dimostrato nell’accurato uso delle dinamiche sfumate e delle agilità nel dettaglio dei bis rossiniani dal Barbiere e nella Furtiva lacrima donizettiano presentata come ultimo bis. Ciò non toglie che la corretta impostazione e il senso della frase e degli accenti non prevalevano su alcuni passaggi compiaciuti. Anche il baritono Luca Salsi mancava talvolta di quell’arroganza e di quell’ alterigia  autenticamente verdiana tipica di certi grandi interpreti del passato.  Apprezzabile invece l’eleganza del fraseggio e la morbidezza dell’emissione. E?stato proprio nell’esecuzione del bis rossinino tratto dal duetto del Barbiere( all’idea di quel metallo..) che Salsi ha dimostrato non solo facilità nelle agilità rossiniane ma anche un bel colore brunito e uno slancio molto belcantista. Pregnante anche la sua esecuzione della canzone di Tosti : L’alba separa dalla luce l’ombra. Ci auguriamo che questo sia solo l’inizio di futuri concerti vocali operistici non solo alla Fenice ma anche in altri teatri. Cordiale è stata poi l’incontro con gli artisti nella calle prospiciente al teatro.

Ottone in villa

giovedì 16 luglio 2020

Non abbiamo mai celato la nostra predilezione per la Fenice. Abbiamo seguito il Gran Teatro  in tanti anni di peripezie già prima e dopo del catastrofico rogo e il suo trasferimento al Tronchetto, fino alla ricostruzione tale e quale era stata concepito nel diciottesimo secolo. Dopo il tragico allagamento di questo autunno 2019 e questo infelicissimo lock down, che ha segnato in modo indelebile la nostra esistenza, La Fenice rinasce ancora una volta dalle sue ceneri, riproponendoci ancora  un diverso modo di fruire di uno degli spazi pubblici più sfavillanti e sontuosi che siano mai stati concepiti. Il teatro bomboniera appariva svuotato del suo palcoscenico o meglio rivissuto dal suo interno con gli spettatori rivolti verso la platea e l’arco dei palchi sfarzoso ed elegante come non mai. L’orchestra e i cantanti posizionati in platea al centro di un mondo che diventa parte integrante del nostro contemporaneo. Era così che la bellezza e la purezza della partitura del giovane prete rosso del 1713 risplendeva ricchissima di spunti di inventiva nella pur improbabile trama di Domenico Lalli. Basata sulla Messalina di Francesco Maria Piccioli la a regia di Giovanni Di Cicco non appariva fra quelle più  significative ma non ostacolava l’affascinante direzione orchestrale di Diego Fasolis. La sua direzione pur non alla testa dei suoi barocchisti ma bensì degli archi della Fenice si stagliava pregnante e significativa nella sua linea interpretativa. I sei solisti vocali tutti alle prese con le voluttuose agilità e i contrasti barocchi più marcati ed insieme più colorati vedevano in Sonia Prina, raro timbro di contralto nel panorama vocale contemporaneo, un’autentica gemma. Giulia Semenzato era poi un’ agilissima Clonilla, per certi aspetti vera protagonista dell’opera. Anche Lucia Cirillo ben si destreggiava nella parte en travesti di Caio Silio come pure Michela Antenucci come Tullia. Unico timbro maschile il tenore Valentino Buzza come Decio. Piccola osservazione: perchè non inserire almeno un controtenore in un’opera vivaldiana come Ottone ? Grande successo per un titolo che speriamo non ricada nell’oblio.