Archivio di gennaio 2018

Trovatore a Trieste

martedì 30 gennaio 2018

Il trovatore è l’opera italiana romantica per eccellenza anche se alcuni puristi germanisti ammettono questa definizione solo per opere tedesche come quelle di Weber e poi di Wagner. Nell’immaginario collettivo vi è infatti il soprano che ama il tenore ,amore poi contrastato dal baritono. Il finale è quasi sempre una tragedia . In tutto questo quadro Trovatore vi rientra perfettamente. L’allestimento del teatro sloveno di Maribor a firma di Filippo Tonon, non aveva troppe pretese ma non era neppure fastidioso come oggi accade ormai spesso con registi poco rispettosi dei testi . Tonon, che firmava anche scene e luci, cadeva però troppo spesso in una gestualità antica e desueta. Adeguati invece i costumi di Cristina Aceti. Giocoforza l’attenzione si concentrava dunque sull’aspetto musicale che, tutto sommato si manteneva su un livello discreto e superiore a quello di tanti teatri di maggior spicco internazionale . La direzione di Francesco Pasqualetti pur non essendo di grandissimo rilievo, ben adattava l’orchestra alle reali esigenze dei cantanti. Si sarebbe apprezzata una maggiore cura nella riapertura dei numerosi tagli e in particolare dei ballabili che nel Trovatore hanno un senso più che significativo. Ottimo protagonista è stato Antonello Palombi dall’ampia e squillante vocalità tenorile. Anche la Leonora di Marily Santoro pur di un colore vocale un po’ leggero per la parte, si distingueva per linea di canto agile e intonata oltre che ben colorita. Il Conte di luna di Domenico Balzani si faceva ben valere anche se non troppo corposo nei centri. Milijana Nikolic era invece una Azucena convincente anche se un po’ generica nell’impostazione interpretativa . Ottimo scenicamente e vocalmente il Ferrando di Vladimir Sazdovski. Di rilievo anche la prova del coro del Verdi che quasi mai delude. Trionfo per tutti alla prima.

Giselle al Verdi di Trieste

giovedì 4 gennaio 2018

Il repertorio ballettistico classico è abbastanza ridotto se consideriamo che i titoli sono al massimo una trentina. Giselle di Adolphe Adam su coreografie di Coralli e Perrot risulta da sempre nei teatri di tutto il mondo ai primissimi posti non solo per numero di rappresentazioni ma anche per varietà di allestimenti più o meno tradizionali. Sta indubbiamente nella grande semplicità di ispirazione e anche nella freschezza dell’esecuzione il segreto del più eseguito fra i balletti romantici del primo Ottocento. Chi scrive non può infatti dimenticare di aver assistito al Verdi di Trieste nel lontano 1979 a una recita in cui Anna Razzi interpretava il ruolo principale con una pregnanza e una drammaticità assolute non certo inferiori a quelle della molto più conclamata Carla Fracci personaggio popolare ma non sempre eccelso nella tecnica. L’allestimento di Rafael Avnikjan del Teatro Nazionale di Maribor si rivelava assolutamente classico nella tradizione senza essere vetusto o polveroso come potrebbe apparire a noi vecchi appassionati di danza classico accademica . Le belle scene di Juan Guillermo Nova e i costumi di Luca Dall’Alpi pur non dicendo niente di nuovo e di molto personale, ben descrivevano il tragico tema del testo di Théophile Gautier. Il problema di questo allestimento consisteva piuttosto nella precipitosissima direzione orchestrale di Simon Robinson che dei tempi della danza sembrava avere un ‘idea assai vaga costringendo gli esecutori a una folle corsa tutt’altro che comprensibile per un balletto romantico di primo Ottocento. La fretta non era affatto una caratteristica romantica ! i deliri nevrotici fanno parte del secolo ventesimo non certo del diciannovesimo ci verrebbe da dire. Il corpo di ballo sia maschile che femminile ha ben espresso sia nel primo atto come nel secondo lo stile a tratti preromantico del balletto di Adam .Giselle era Yui Sugawara di origini evidentemente asiatiche dal fisico armonioso ma dal volto non sempre così espressivo come la grande scena della follia nel primo atto richiederebbe. Ben altro lo spessore interpretativo dell’Albrecht di Constantine Allen vero danseur noble, ma anche intenso nella profondità drammatica . Sytze Jan Luske era un credibile Hilarion come pure discreta la Myrtha di Olga Hartmann Marin. Il pubblico accorso in una data particolare come quella del 27, fra Natale e Capodanno, ha gradito calorosamente l’agile allestimento sloveno .