Archivio di settembre 2016

Norma alias Mariella alla Fenice

giovedì 29 settembre 2016

Ancora una volta scommessa vinta quella del teatro alla Fenice : recuperare un allestimento recente anche se  non fra i più indovinati (quello di Karah Walker), per presentare anche al pubblico colei che è attualmente la massima rappresentante nazionale ( e non solo ) del ruolo di Norma. Mariella Devia ha interpretato e cantato come solo una vera belcantista può fare. La signora Devia (classe 1948) dopo il debutto nel 1972 a Treviso, ha intrapreso una sfavillante carriera come soprano lirico leggero . Definita fino a pochi anni fa da molti vociologi più o meno pretenziosi come: “leggerina” “freddina” noiosetta” non solo ha  surclassato colleghe molto più giovani di lei che già da diversi anni si ritrovano prive di voce o in pietose condizioni vocali ( per pietà non faremo i loro nomi), ma basterà rivedere Primadonna, il famoso concerto di piazza San Marco di diversi anni fa per rendersi conto di chi parliamo. A dispetto di un carattere schivo e alieno da esibizioni televisive o gossip di dubbio gusto, la Devia si conferma oggi vero soprano drammatico di agilità quale richiesto per il pesante ruolo di Norma . Già a partire dal debutto di qualche anno fa in Anna Bolena al Filarmonico di Verona  la signora Devia dava una svolta a una vocalità oggi pienamente confermata nelle recite veneziane. L’attacco di Casta diva con un perfetto colore scuro dopo un esemplare recitativo scandito e definito come raramente abbiamo potuto ascoltare, presagiva quella tenuta nella zona centrale della tessitura di Norma che è stata a dir poco entusiasmante. Anche la varietà di fraseggio nei molti recitativi non è mai apparsa scontata o fine a se stessa ma sempre frutto di un personale e intimo sentire. Scenicamente poi una Norma piena di consapevolezza e sempre presente nella drammaticità. Il Pollione di Roberto Aronica è stato poi una vera rivelazione. Anche qui una vocalità piena e consistente nei centri ,atti a sostenere una parte drammatica come quella del centurione romano. La Adalgisa di Roxana Constantinescu non deludeva in ogni sua sfaccettatura scenica e vocale. Il giovane Simon Lim presentava un Oroveso un po’ chiaro ma non privo di allure. La direzione di Daniele Callegari sempre adeguata e giustamente atta alle esigenze dei cantanti ma a tratti un po’ noiosa. Trionfo finale per tutti ma per la protagonista in particolare.

La donna del lago apre il Rof

sabato 3 settembre 2016

Anno fortunato il 2016 a Pesaro. In primis per una fastosa inaugurazione con La Donna del Lago del  conclamatissimo Damiano Michieletto che certa critica colloca ormai nell’Olimpo registico internazionale. In questo caso  dobbiamo però  riconoscere che il giovane regista veneziano ha pienamente raggiunto  il suo obiettivo.  Una visione la sua del dramma rossiniano giustamente decadente, che vedeva un flash back del personaggio principale di Elena come una povera vecchietta  volta a ricordare il suo passato tumultuoso e i suoi amori infelici. Una regia complessa quella ambientata al Palafestival per uno dei più autentici capolavori rossiniani restituito ormai da diversi anni in alcune edizioni pesaresi. Asso nella manica di questa importante produzione che sembra lontana anni luce dalle tristezze di certo minimalismo imperante, era la direzione di Michele Mariotti quanto di più adeguato e musicale ci potesse essere . L’impronta protoromantica del melodramma rossiniano appariva infatti in tutto il suo splendore da un lato sfrondato da ogni incrostazione verista dall’altro leggiadro nella libertà conferita ai solisti nel potersi esprimere in colorature e in tessiture vertiginose. Non abbiamo timore nell’affermare che abbiamo assistito a una vera consacrazione, quella del tenore Michael Spyres nella temibilissima parte di Rodrigo da noi ripetutamente già ascoltata con tenori come Chris Merritt o Gregory Kunde al top della loro forma vocale e interpretativa. Ebbene Spyres nulla aveva da invidiare ad essi con quella padronanza e quella spregiudicatezza della tessitura e delle agilità, che permette il raggiungimento della piena espressività  di questo parte. Juan Diego Florez raggiunta la sua piena maturità vocale a vent’anni dal debutto  non smette di stupire per eleganza di emissione e controllo autenticamente belcantiste. La Elena di Salome Jicia pur non essendo  scenicamente attraente convince sul piano dell’appropriatezza stilistica dipanata molto bene in particolare nel virtuosistico finale . Altro era il fascino timbrico e interpretativo espresso però in passato da primedonne come Ricciarelli, Anderson , Cuberli e in parte anche Gasdia. Vera scoperta era poi il Malcolm di Varduh Abrahamyan che in possesso di un bel colore brunito affrontava l’impegnativa e sofferta tessitura con il necessario bagaglio tecnico e scenico. Grande successo fin dalla prova generale.